Lo stress dei commercialisti di fronte ai nuovi adempimenti


Commercialista_Telematico_Post_1200x628px_StressGentile redazione del Commercialista Telematico,

ho visto che pubblicate lettere di colleghi in difficoltà di fronte alle prospettive della professione di commercialista. Nonostante gli impegni nella gestione dello studio e degli adempimenti (il 31 luglio scade il termine per il pagamento del modello redditi) cerco di ritagliarmi del tempo per tenermi aggiornato e visionare anche quali sono le prospettive per la nostra professione.

Ho letto le ultime contestazione del Presidente Miani e tendo a concordare fortemente con lui e con tutti coloro che criticano i nuovi adempimenti relativi a liquidazioni IVA e spesometro infrannuale.

Mentre il Governo Gentiloni parla di semplificazione, di eliminazione degli adempimenti, di un Fisco che cambia verso… gli adempimenti aumentano: da una comunicazione dati Iva ne abbiamo 4 e da uno spesometro per ora sono 2. Se un’azienda o un professionista deve svolgere 6 adempimenti al posto di 2 non siamo si fronte a una semplificazione ma a una complicazione! Mandare le comunicazioni di irregolarità a fine luglio vuol dire saper benissimo che contribuenti e consulenti rischiano di essere in ferie (in agosto) e non poter  rispondere!

Ora si parla di fattura elettronica “indiscriminata” e mi chiedo se chi ci Governa e scrive le leggi comprenda quale sia la realtà economica in cui viviamo: ancora oggi mi trovo con fatture e ricevute scritte e a mano su modelli prestampati, ancora oggi mi trovo davanti clienti che fanno fatica a gestire la PEC… Mi rendo conto che se riuscissi a far pagare i nuovi adempimenti quanto realmente costano in tempi di fatica e tempo ai clienti, probabilmente il costo sarebbe spropositato per tantissime piccole attività. A volte ho l’impressione che chi fa le leggi scriva (male) provvedimenti pensati solo per la grande impresa che può assolvere con uno sforzo minimo alle implementazioni tecniche richieste dalle nuove normative. Chi scrive le leggi non pensa che il nostro è un paese di imprese piccole e micro, fortemente destrutturate e con scarse capacità organizzative derivanti proprio dalla microstruttura: tali soggetti economici fanno oggettivamente fatica a passare da sistemi ancora cartacei a sistemi esclusivamente informatici, anche con l’appoggio del commercialista non hanno la mentalità per gestire la fatturazione elettronicamente. Si sta imponendo un salto culturale che deve modificare le modalità di gestione aziendale ad un mondo imprenditoriale che oggettivamente mi sembra poco preparato a tale salto. Ho parlato di difficoltà culturali, ma ci sono anche evidenti difficoltà economiche: i nuovi adempimenti costeranno sia nell’implementazione dei software (che come abbiamo ben sperimentato non saranno gratuiti) e negli impegni da gestire, sia nelle piccole imprese e saranno a carico del titolare, anche se assistito da un commercialista. Nonostante i dati positivi del PIL che vengono pubblicati, molte piccole attività sono ancora sotto stress per la crisi economica e faranno fatica a sostenere i maggiori costi per i nuovi adempimenti.

Se oggi qualcuno mi chiedesse se conviene aprire attività in Italia risponderei di no, anche contro il mio interesse: le tasse sono elevate, la burocrazia è di una complicatezza bizantina, la certezza delle norme è una chimera, gli adempimenti aumentano anno dopo anno. Questa metà di anno ci ha regalato il tormentone dell’ACE: le regole sono cambiate in corsa durante il 2017 più volte, è necessario ricalcolare gli acconti (operazione soggetta a rischi di errore) in base alle nuove regole che sono arrivate in prossimità delle scadenze. In pratica una norma destinata a creare irregolarità fiscali senza la volontà del contribuente.

Lunedì scadono i pagamenti sulle ritenute delle locazioni brevi, i chiarimenti applicativi sono arrivati pochi giorni fa, ma con la norma in essere dall’1 di giugno… Altra situazione che rischia di far nascere irregolarità fiscali per le modalità con cui è stata creata e gestita, non per cause riferibili al contribuente.

Tutte le norme che ho visto approvate (le 2 rottamazioni, l’ACE, lo split payment, le locazioni brevi) sembrano scritte male, con nullo interesse alla fase applicativa e agli effetti delle stesse. Ne faranno le spese le categorie produttive… Ho la brutta impressione che si punti a fare cassa, con poco riguardo al buon senso e alla cura dello sviluppo economico del paese. Quando leggo di imprese che delocalizzano capisco che fanno bene. Ma se le imprese chiudono in Italia e delocalizzano, cosa ci guadagna il Fisco italiano? Oltre ad avere uno dei sistemi fiscali più cari del mondo abbiamo creato una delle legislazioni più schizofreniche e difficili da interpretare.

15 luglio 2017

Lettera firmata


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