La gestione delle correzioni a IVA 17 e Spesometro 2017 per il 2016

Nell’anno 2017, come è noto, il termine per la presentazione della dichiarazione annuale Iva relativa al 2016 è stato il 28 febbraio; diversamente dagli anni precedenti, dunque, non è stato possibile avvalersi del (maggiore) termine previsto per la presentazione dello (ormai ex) modello Unico (oggi chiamato “Redditi”), ossia il 30/09/2017 per la presentazione anche della dichiarazione Iva.
Potrebbe darsi, dunque, che durante il 2017, ben dopo il termine del 28 febbraio, il contribuente rinvenga fatture datate 2016, e che addirittura tale rinvenimento avvenga quando anche il cosiddetti Spesometro sia stato inviato (ovvero dopo il termine del 10 aprile o 20 aprile 2017).
Il caso
Cosa fare dunque in questo caso, per correggere l’omissione, qualora si volesse (o dovesse, nel caso in cui si tratti di fattura attiva) inserire tale fattura in dichiarazione Iva e nello Spesometro?
In altre parole, quale sarebbe il costo della integrazione dei due documenti?
Correzione dichiarazione Iva a favore del contribuente
Nel caso in cui la correzione abbia per oggetto una fattura passiva, siamo nel caso della integrazione a favore, che come noto non prevede alcun versamento di sanzione.
Pertanto, il contribuente non dovrà fare altro che presentare la dichiarazione iva corretta. Si segnala che nel riquadro “Tipo di dichiarazione” è stata eliminata la casella “Dichiarazione integrativa a favore”, a seguito delle modifiche normative apportate dall’articolo 5 del DL 193/2016 (convertito, con modificazioni, nella Legge n. 225/16). Pertanto nel caso di integrativa a favore occorrerà soltanto avere cura di indicare il codice “1” nella casella in esame.
Correzione dichiarazione iva a sfavore del contribuente
Nel caso in cui la correzione abbia invece per oggetto una fattura attiva, siamo nel caso della dichiarazione (originaria) infedele, che va regolarizzata con il pagamento della sanzione edittale (di cui di seguito si dirà) ridotta in base a quanto previsto dall’articolo 13 del D.Lgs. n. 471/97 (ravvedimento operoso), che come noto prevede varie riduzioni in base alla tempistica di correzione (da 1/10 a 1/6).
Ad esempio, in caso di presentazione di dichiarazione Iva integrativa nel mese di giugno 2017, la riduzione applicabile sarà quella di 1/8 della sanzione edittale.
Ma qual è la sanzione edittale, su cui calcolare le riduzioni suddette per il ravvedimento? Al riguardo, vale quella prevista al comma 4 dell’articolo 5 del D.Lgs. n. 471/97, che prevede il 90% della maggior imposta dovuta o della differenza di credito utilizzato. Se dunque nelle ipotesi di maggiore imposta dovuta o di minor credito utilizzato il ravvedimento andrà applicato sul 90% di essa (o del credito utlizzato), così non sarà nel caso di minor credito che però non è stato ancora utilizzato alla data della integrazione, che verrà presentata senza pagare dunque alcunchè. Ciò in quanto, come visto, la norma ancora la sanzione al credito solo nel caso in cui esso sia stato utilizzato. Previsione senza dubbio strana, in quanto tratta diversamente uno stesso comportamento (ossia l’infedeltà della dichiarazione), ma della quale non possiamo che prendere atto.
Si segnala che nel riquadro “Tipo di dichiarazione” è stata eliminata la casella “Dichiarazione integrativa a favore”, a seguito delle modifiche normative apportate dall’articolo 5 del DL 193/2016 (convertito, con modificazioni, nella Legge n. 225/16). Pertanto nel caso di integrativa a sfavore occorrerà soltanto indicare il codice “1” o il codice “2” nella casella in esame, a seconda che la rettifica sia frutto della spontanea volontà del contribuente (codice 1) o frutto della ricezione di un invito ricevuto dalla Agenzia delle Entrate (codice 2).
Correzione dello spesometro
La rettifica del modello noto con il nome di spesometro è invece onerosa in qualunque caso, perché di fatto non esiste il concetto di spesometro “a favore”.
La sanzione…

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