Accertamento anticipato: il mancato rispetto del termine dilatorio dei 60 giorni non vale neanche nelle ipotesi di decadenza

Con tre recenti pronunciamenti (sentt. nn. 5899 dell’8 marzo 2017, 7290 del 22 marzo 2017 e 9836 del 19 aprile 2017) la Corte di Cassazione ha confermato ancora una volta (è di pochi giorni fa l’ordinanza n. 1013 del 17 gennaio 20171), che il mancato rispetto del termine dilatorio dei 60 giorni, previsto dall’art. 12, c. 7, della L. n. 212/2000, non può indentificarsi con l’imminente spirare del termine di decadenza per l’accertamento.
In particolare, con quest’ultima sentenza (n. 9836/2017) la ragione di urgenza indicata nel provvedimento è identificata nella imminente scadenza dei termini per l’accertamento. Per la Corte, secondo l’orientamento attuale della giurisprudenza di legittimità, sancito dalla sentenza delle Sezioni Unite n.18184/2013, l’emissione dell’avviso prima del decorso del termine di sessanta giorni dal termine degli accertamenti ne comporta la invalidità, a meno che la deroga non sia giustificata da “particolare” ragione di urgenza, idonea a giustificare l’anticipazione dell’emissione del provvedimento. “Particolare”, per la Corte “vuol dire che la ragione deve essere riferita specificamente al contribuente e al rapporto tributario in questione”, fermo restando che “le specifiche ragioni di urgenza non possano identificarsi con l’imminente spirare del termine di decadenza per l’accertamento (tra varie, vedi Cass. 12 agosto 2015, n. 16707; 7 agosto 2015, n. 16602; 15 luglio 2015, n. 14803; 28 marzo 2014, n. 7315; 5 febbraio 2014, n. 2592; 3 febbraio 2014, n. 2279; 3 febbraio 2014, n. 2281; 29 gennaio 2014, n. 1869), giacché è dovere dell’amministrazione attivarsi tempestivamente per consentire il dispiegarsi del contraddittorio procedimentale”. “Altrimenti, si è rimarcato, si verrebbero a convalidare, in via generalizzata, tutti gli atti in scadenza, in contrasto col principio secondo cui il requisito dell’urgenza deve essere riferito alla concreta fattispecie e, cioè, al singolo rapporto tributario controverso”. Qualora l’amministrazione deduca, quale circostanza di «particolare e motivata urgenza», il fatto di non aver potuto rispettare il termine dilatorio di sessanta giorni allegando giustappunto l’imminente scadenza del termini previsti per l’azione di accertamento, “l’oggetto della prova va individuato nella oggettiva impossibilità di adempimento dell’obbligo, traducendosi nella deduzione che l’imminente scadenza del termine di decadenza, che non ha consentito di adempiere l’obbligo di legge, sia dipesa da fatti o condotte all’ufficio non imputabili a titolo di incuria, negligenza o inefficienza (Cass. 16 marzo 2016, n. 5149)”. Ciò posto, nel caso in questione, secondo i supremi giudici, “emerge chiaramente come la Ctr sia incorsa nella specie in un duplice errore di diritto: in primo luogo, per avere ritenuto legittima l’adozione del provvedimento prima del decorso del termine sulla base del rilievo che esso recava la indicazione del motivo della sua emissione ante tempus, mentre è stato chiarito che la legittimità di tale modo di procedere non è legata al fatto formale, ma dipende dal positivo riscontro di una ‘particolare’ ragione a tal fine idonea, secondo gli insegnamenti delle Sezioni unite; in secondo luogo per non avere rilevato che la ragione di urgenza in concreto indicata nel provvedimento, e cioè ‘l’imminente scadenza dei termini per l’accertamento’, era stata addotta in modo formale, laddove l’Ufficio aveva l’onere di specificare e dimostrare, in conformità del principio di vicinanza del fatto da provare, che ciò non fosse dipeso dalla sua incuria, negligenza o inefficienza, ma da ragioni che avevano impedito il tempestivo e ordinato svolgersi delle attività di controllo (Cass. n. 18119/2016)”.
Il pensiero della Corte
Secondo il generale pensiero della Corte di Cassazione2, la norma, nel prevedere che l’attività di accertamento resti paralizzata per 60 giorni, non trascura di salvaguardare eventuali casi di particolare e …

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