Attività di compro oro tra regime del margine e reverse charge

di Giovambattista Palumbo

Pubblicato il 6 aprile 2017

partendo da un caso di giurisprudenza vediamo le regole base per la gestione del regime del margine per le attività di compro oro - tale regime IVA è soggetto a molte particolarità e l'attività di compro oro richiede una vigilanza maggiore rispetto al cliente ordinario

6927038744_23d30eb159_oLa CTP di Firenze, con la sentenza n. 1110/2/16 del 20 Luglio 2016 ha chiarito i termini di applicazione del regime del margine al settore della compravendita di oro “usato”.

Nel caso di specie era stato impugnato il provvedimento di irrogazioni sanzioni, periodo d'imposta 2009, mediante il quale veniva contestato alla società l’emissione di fatture per cessione di rottami di gioielleria in oro con applicazione del meccanismo di inversione contabile ex art. 17 del decreto 633/72, che, a detta dell'Agenzia delle Entrate, dovevano essere invece soggette al regime del margine di cui all'art. 36 legge 85/95.

Sosteneva invece la ricorrente di avere operato in aderenza a quanto previsto dalla Risoluzione n. 92 del 2013, richiamando altresì una sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Toscana, ove si ammetteva il ricorso al regime del margine se il cessionario svolge attività di lavorazione dell'oro acquistato.

Nelle sue controdeduzioni l'Ufficio contestava le argomentazioni difensive, evidenziando che, nel caso di specie, la società cessionaria svolgeva attività di commercializzazione di beni usati e sottolineando la carenza di elementi probatori fomiti dalla società quali registri dei beni usati e documenti di trasporto per controbattere le ragioni dell'Ufficio.

Per determinare quale regime di IVA fosse applicabile al caso concreto, secondo i giudici di merito, occorreva dunque verificare se il soggetto acquirente svolgesse o meno una attività tesa al recupero dei metalli preziosi e non svolgesse una attività di commercializzazione gioielli.

Per l'applicazione del "reverse charge", sottolinea la Commissione Tributaria Provinciale, occorre infatti che il cessionario sia una azienda che svolge esclusivamente l'attività di lavorazione industriale dei metalli preziosi e di trasformazione dei rottami d'oro acquistati in nuovi oggetti d'oro recanti il proprio marchio di identificazione.

Se, viceversa, la società acquirente ha anche una attività di commercializzazione non si applica il meccanismo sopra indicato, ma quello del "margine" di cui all'art. 36 della legge 85/95.

Nella dichiarazione della società cessionaria agli atti del ricorso risultava dunque che il materiale prezioso era stato acquistato dopo essere stato