Sequestro finalizzato alla confisca anche se c’è un piano rateale già concordato

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 42087 del 6 ottobre 2016, ha affermato che, anche dopo l’ultima riforma fiscale, è lecito il sequestro finalizzato alla confisca sui beni del contribuente indagato per evasione, nonostante le rate già concordate con l’amministrazione finanziaria. Ad ogni modo, la misura diverrà efficace solo dopo il mancato pagamento del debito dilazionato.
Sulla base di questi motivi la terza sezione penale ha respinto il ricorso di un imprenditore accusato di non aver versato l’Iva e di aver venduto, in modo fraudolento, un immobile.
Il Collegio di legittimità ha dunque interpretato in senso sfavorevole ai cittadini le norme contenute nel d.lgs. n. 158 del 2015.
Secondo l’interpretazione preferita, si legge a chiare lettere in motivazione, anche in presenza di un piano rateale di versamento, la confisca potrà continuare a essere comunque consentita, sia pure per gli importi non ancora corrisposti, così continuando a essere consentito anche il sequestro a essa finalizzato.
La confisca per equivalente: cenni
L’art. 240 c.p., prevede la confisca facoltativa per le cose che sono il prodotto o il profitto del reato; è invece obbligatoria per le cose che “costituiscono il prezzo del reato”.

Il successivo art. 321, c. 2, del c.p.p. prevede la possibilità che già nella fase delle indagini preliminari, il sequestro delle cose possono essere oggetto di confisca.

Ovviamente per alcune situazioni è in pratica impossibile individuare le somme di denaro o i beni costituenti il prezzo o il profitto del reato.

Di conseguenza, per i delitti previsti dagli artt. da 314 a 321 c.p. (peculato, concussione, corruzione) e per altri delitti previsti da leggi speciali, si applica l’art. 322-ter c.p. che prevede “la confisca per equivalente”, cioè la confisca di beni per un valore corrispondente al prezzo del reato. L’art. 322-ter c.p., “pur consentendo di disporre lo spostamento della misura reale del bene che costituisce profitto o prezzo del reato ad altro sempre ricadente nella disponibilità dell’indagato, solo quando non sia possibile la confisca del primo”, prevede un preventivo accertamento con riferimento all’esistenza diretta di un bene costituente profitto o prezzo, la cui confisca sia impedita da un fatto sopravvenuto che ne abbia determinato la perdita o il trasferimento.

La legge 24 dicembre 2007, n. 244, art. 1, c, 143 (Finanziaria 2008), ha previsto che anche per i reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, tranne che per il delitto di occultamento e sottrazione di scritture contabili, si applica la confisca per equivalente, regolata dall’art. 322-ter c.p.; pertanto, è obbligatoria la confisca di beni di cui il contribuente-reo abbia disponibilità, per un valore corrispondente al prezzo del reato.
Nell’ipotesi di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti per determinati reati, l’art. 322-ter c.p. prevede che venga sempre ordinata la confisca dei beni che costituiscono il profitto o il prezzo, salvo che appartengano a persone estranee al reato, oppure, quando questa non è possibile, la confisca dei beni di cui il reo abbia disponibilità, per un valore corrispondente.
La novità in materia di confisca
Il Decreto Legislativo n. 158 del 2015, riguardante la revisione del sistema sanzionatorio, è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 7 ottobre 2015. Esso prevede la revisione del sistema penale tributario, mediante modifiche del D.Lgs. n. 74 del 2000 (Titolo I) e la modifica dell’impianto sanzionatorio amministrativo (Titolo II). Con riferimento alle fattispecie penali, in sintesi il decreto prevede un inasprimento delle condotte fraudolente (pene più severe per l’omessa presentazione della dichiarazione, l’occultamento o distruzione di scritture contabili e l’indebita compensazione di crediti inesistenti; è introdotto il reato di omessa presentazione della dichiarazione del sostituto di …

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