Obbligo di contraddittorio: sì no forse...

Con sentenza del 20 luglio 2016, n. 4310/33/2016, la Commissione Tributaria Regionale della Lombardia, sede di Milano, ha accolto l’appello dell’Agenzia delle Entrate, presentato contro una sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Pavia, la quale, al contrario, aveva accolto le doglianze di parte contribuente.
In particolare, la controversia si basava su un avviso di accertamento emesso dall’Ufficio locale, nei confronti di una ditta individuale, a seguito di una richiesta di documenti avanzata attraverso l’invio di un questionario.
Tra le altre eccezioni sollevate da controparte, vi era anche quella secondo la quale l’Agenzia delle Entrate, avendo avanzato delle contestazioni (maggiori ricavi) sulla base della documentazione contabile fornita con la risposta al questionario, avrebbe dovuto, prima dell’emissione dell’avviso di accertamento, attivare un preventivo contradditorio con la parte.
Le eccezioni sollevate dal contribuente non hanno trovato accoglimento in sede di appello, in quanto, secondo i giudici della Commissione Regionale, una verifica basata su documenti forniti a seguito di una richiesta con questionario non potrebbe godere delle tutele previste dalla Legge n. 212 del 2000 (Statuto del Contribuente), art. 12, che, nel primo comma, fa espresso riferimento agli: “accessi, ispezioni e verifiche fiscali nei locali destinati all’esercizio di attività commerciali, industriali, agricole, artistiche o professionali”. Secondo i giudici lombardi, tale riferimento delimiterebbe esplicitamente il perimetro applicativo delle disposizioni contenute nei sette commi di cui tale articolo si compone, le quali, del resto, conterebbero disposizioni tutte palesemente calibrate sulle esigenze di tutela del contribuente in relazione alle visite ispettive in loco.
Tale interpretazione sarebbe conforme a quanto sostenuto da parte della giurisprudenza secondo la quale, al contrario dei quanto accadrebbe nell’ambito dei tributi armonizzati disciplinati dal diritto dell’Unione Europea, in caso di tributi non armonizzati, la mancanza del contradittorio preventivo non comporterebbe la nullità degli avvisi di accertamento, qualora tale conseguenza non sia esplicitamente prevista dalla normativa, come avviene, ad esempio, con il comma 7, dell’art. 12 dello Statuo del Contribuente (cfr. ordinanza della Corte di Cassazione del 17 marzo 2016, n. 5362).
In altri termini, secondo la sentenza in esame l’Agenzia delle Entrate non sarebbe obbligata ad istaurare un contradittorio a seguito della notifica del questionario, in forza del quale è stato emesso l’avviso di accertamento impugnato.
Tale tesi, però, non è condivisibile per i seguenti motivi.
Infatti, come sancito recentemente da giurisprudenza di merito (cfr. sentenza della CTP di Reggio Emilia del 19 gennaio 2016, n. 5), la violazione del diritto del contribuente al contraddittorio preventivo, ossia antecedente all’emanazione dell’atto di accertamento, determina in ogni caso l’illegittimità dell’atto e, di conseguenza, il suo annullamento. Il riconoscimento di tale diritto è espressione di un principio di natura generale, ricavabile, sia dalla Costituzione (art. 97), che dagli articoli 41, 47 e 48 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, i quali garantiscono il diritto di ogni individuo a essere ascoltato prima che nei suoi confronti venga adottato un provvedimento individuale lesivo.
Anche la CTP di Milano (con la sentenza n. 6434/2016, del 22 luglio 2016, pronunciata il 30 maggio 2016), ha stabilito che l’emissione di un avviso di accertamento, notificato a seguito di un invio di un questionario, senza essere preceduto da un contradittorio, è illegittimo. In tale pronuncia, infatti, viene sancito che: “Il contraddittorio amministrativo appare dunque strumentale a garantire il diritto di difesa sancito dall’art. 24 Cost. e a far si che le parti processuali si trovino su un piano di sostanziale parità. Peraltro, …

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