La tassazione dell'indennità del trasfertista

E’ il legislatore che risolve in modo definitivo la querelle interpretativa sorta tra giurisprudenza e prassi amministrativa stabilendo la definizione autentica del concetto di trasfertista.
La questione verte sulla distinzione tra indennità di trasferta e indennità per il trasfertista. Come noto la prima è soggetta al regime fiscale e contributivo di cui al comma 5 dell’articolo 51 del TUIR mentre la seconda al regime fiscale e contributivo di cui al comma 6 dell’articolo 51 del TUIR.
L’articolo 7-quinquies del DL 193/2016 definisce le condizioni che devono contestualmente essere verificate per individuare i lavoratori rientranti nella disciplina del trasfertismo di cui al comma 6 dell’articolo 51 del TUIR. Le indennità corrisposte a tale categoria di dipendenti, quale corrispettivo per l’esecuzione dell’attività lavorativa in luoghi sempre variabili e diversi, sono soggette a tassazione e contribuzione previdenziale nella misura del 50%. Va da se che, per il datore di lavoro la deduzione è riconosciuta sull’intero importo dell’indennità corrisposta.
I DIVERSI REGIME DI TASSAZIONE E CONTRIBUZIONE DELLE INDENNITA’ CORRISPOSTE PER IL TRASFERIMENTO DEL DIPENDENTE.
L’articolo 51 del TUIR prevede due diversi regimi fiscali e contributivi per le indennità e le maggiorazioni corrisposte ai dipendenti per l’esecuzione delle proprie attività lavorative effettuate in trasferimento.
Il comma 5 del richiamato articolo prevede che le indennità, fino a specifiche soglie, sono escluse da tassazione in caso di trasferta fuori dal comune della sede fissa di lavoro.
Il comma 6 del richiamato articolo prevede invece che, le indennità corrisposte al trasfertista sono soggette a tassazione e contribuzione nella misura del 50%.
La questione è quindi quella di comprendere il presupposto giuridico dell’applicazione dell’uno o dell’altro regime fiscale e contributivo sopra rapidamente richiamato.
 
TRASFERTISMO E INDENNITA’ DI TRASFERTA LE INTERPRETAZIONI IN GIURISPRUDENZA.
Secondo la giurisprudenza consolidata il trasfertismo è concetto riconducibile alla particolare condizione di espletamento dell’attività lavorativa che consiste nello svolgere la stessa in luoghi sempre variabili e diversi. Tale particolare metodologia di esecuzione dell’attività lavorativa, si contrappone a quella svolta nella trasferta, nell’ambito della quale il lavoratore è chiamato dal datore a svolgere la propria attività lavorativa in una sede diversa da quella originariamente assegnata e nota come sede di lavoro.
Questa, quindi, secondo la giurisprudenza l’unica discriminante tra Trasfertista e dipendente in trasferta, di tal ché l’indennità corrisposta al primo sarà assoggettata a tassazione nella misura del 50% mentre, l’indennità corrisposta al secondo sarà completamente esclusa dalla tassazione se risulta nei limiti quantitativi stabiliti dal comma 5 dell’articolo 51 del TUIR.
Con la sentenza 17 febbraio 2016 n. 3066 il supremo giudice di legittimità ha affermato che, sono decisive al fine di individuare le norme applicabili per la determinazione del regime fiscale e contributivo da applicare, diversamente disciplinati dai commi 5 (trasferta) e 6 (trasfertismo) dell’articolo 51 del TUIR, le concrete modalità di espletamento delle attività lavorative rese sempre in luoghi variabili e diversi. Non lo sono, invece, né le modalità di corresponsione delle maggiorazioni e delle indennità, né gli aspetti formali del contratto ed in particolare se questo preveda o meno una clausola che indica una sede stabile di esecuzione delle attività lavorative. Su questo ultimo aspetto la Giurisprudenza di legittimità ha precisato che, vero è che la norma richiede che l’attività lavorativa in luoghi sempre diversi debba essere prevista dal contratto e che ciò in sede giudiziaria deve essere verificato, ma l’essere a ciò tenuti “per contratto” deriva non necessariamente da un’apposita …

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