Imposta di registro e casi di abuso del diritto

di Giovambattista Palumbo

Pubblicato il 10 novembre 2016

analizziamo come il concetto di abuso del diritto può colpire anche sull'imposta di registro: in particolare ciò che importa ai fini della contestazione in esame non è cosa le parti hanno scritto (mediante i contratti), ma cosa esse hanno effettivamente realizzato col complessivo regolamento negoziale adottato; per “smontare” la ricostruzione dell’ufficio e le relative conseguenze giuridiche, il contribuente deve dimostrare che il fine pratico, la causa reale, al di là del “sospetto” derivante dalla ricostruzione e dai collegamenti negoziali evidenziati dagli accertatori, sia un altro, o comunque non quello evidenziato dall’ufficio...
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La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9582 dell'11.5.2016, ha chiarito i termini di connessione tra la disciplina in tema di riqualificazione ai sensi dell’art. 20 del Dpr 131/86 e la disciplina in tema di abuso del diritto appena introdotta dall’art. 10 bis dello Statuto del Contribuente.

Nel caso di specie la Commissione Tributaria Regionale di Milano accoglieva l'appello proposto dall'Agenzia delle Entrate avverso la sentenza della Commissione tributaria provinciale, confermando l'avviso di liquidazione ed irrogazione sanzioni relativo all'imposta di registro, emesso a seguito della revoca del regime agevolato previsto dall'art. 1, c. 6, Tariffa I, del DPR 131/86, concernente gli acquisti di fabbricati in regime di esenzione IVA ex art.10, c. 1, n. 8-bis, del DPR 633/72.

Rilevava al riguardo la Commissione Tributaria Regionale che la società ricorrente non aveva provveduto alla rivendita dell'immobile acquistato in regime agevolato entro il termine triennale, escludendo che il trasferimento del ramo di azienda, comprendente il suddetto immobile, in favore di altra società, fosse assimilabile alla rivendita a terzi richiesta dal citato art. 1.

La società impugnava allora la sentenza della Commissione Tributaria Regionale, censurando, fra le altre, la violazione di legge concernente l'art.1 6°comma, della Tariffa I del DPR 131/86.

Il ricorso, secondo i giudici di legittimità, era infondato.

La Suprema Corte, in particolare, in merito all'individuazione della norma antielusiva, evidenzia che nell'avviso di liquidazione era contenuto un generico riferimento al fatto che la tesi del contribuente, volta a ricondurre la cessione del ramo d'azienda tra i negozi giuridici comportanti il trasferimento a terzi degli immobili acquistati in regime agevolato, avrebbe potuto far ritenere l'intera operazione "dettata da intenti elusivi".

La motivazione dell'avviso di liquidazione faceva quindi riferimento ad una finalità elusiva, intesa in generale quale indebita sottrazione a tassazione, frutto di una errata interpretazione dell'ambito oggettivo di applicazione dell'agevolazione in esame.

Nel momento in cui la CTR aveva recepito un'interpretazione della normativa incompatibile con l'estensione dell'agevolazione alla fattispecie della cessione di ramo di azienda, la questione concernente la finalità elusiva, secondo la Corte, doveva comunque essere ritenuta assorbita, atteso che l'esclusion