L'obbligo formativo nel contratto di apprendistato

Il contratto di apprendistato è un contratto dalle caratteriste peculiari. Nessun contratto al pari di questo coniuga in perfetto equilibrio la sfera lavorativa con quella formativa. Se utilizzato nel modo corretto, il contratto di apprendistato permette al neo lavoratore di acquisire le conoscenze teoriche proprie di un percorso di studio con quelle puramente tecniche che solo lo svolgimento dell’attività lavorativa sa dare.

Per espressa previsione normativa la formazione del lavoratore assunto con contratto di apprendistato deve svolgersi su un duplice binario:

uno che prevede una formazione di base e trasversale, disciplinata dalle leggi Regionali;
uno che prevede una formazione tecnico-professionale e specialistica, disciplinata dai c.c.n.l.

Stante la natura mista del contratto di apprendistato, la formazione professionale costituisce un elemento imprescindibile per la valida stipulazione del contratto stesso. Conseguentemente la legge prevede delle specifiche sanzioni in caso di mancata formazione o, per essere più precisi, in relazione alla violazione dell’obbligo formativo posto a carico del datore di lavoro. Per imporre una sanzione al datore di lavoro, infatti, quest’ultimo deve poter essere ritenuto l’unico responsabile dell’inattuazione della causa principale che caratterizza appunto questa tipologia di contratto. In questo scenario di convenienza reciproca, dove tanto il datore di lavoro quanto il lavoratore hanno i propri vantaggi nello stipulare un contratto di apprendistato, entra però in gioco anche una terza figura, ossia lo Stato che risulta essere portatore di un interesse pubblico e in quanto tale sicuramente di livello più elevato rispetto ai primi due. L’interesse Pubblico a cui deve rispondere lo Stato è verificare che la stipula del contratto in commento e la sua attuazione siano genuine, ossia non diano luogo a sgravi indebiti per il datore di lavoro nel caso in cui la formazione non sia svolta effettivamente e in maniera ottimale e, dall’altro canto non diano luogo al raggiungimento di una qualifica solo sulla carta, non avendo svolto il lavoratore una formazione adeguata.

Questo ultimo punto è di interesse generale per tutta la collettività in quanto una qualifica raggiunta in maniera fittizia, cioè senza l’effettiva formazione, comporta l’aver immesso sul mercato del lavoro una figura professionale monca dei requisiti necessari per poter ricoprire il ruolo eventualmente richiesto dalla società. In altre parole, un apprendista che raggiunga la qualifica prevista dal “percorso formativo” che però non ha svolto tale percorso, si ritroverà ad aver ottenuto “sulla carta” la qualifica richiesta magari da un’azienda che sta cercando nuovo personale da assumere, ma allo stato dei fatti non sarà in grado di ricoprire tale ruolo. Al fine di vigilare sulla corretta esecuzione del contratto di apprendistato lo Stato programma verifiche ispettive ad opera dei funzionari ispettivi del Ministero del Lavoro e degli Istituti previdenziali ed assicurativi che sono incaricati di verificare la corretta esecuzione del contratto nonché degli obblighi formativi posti in capo al datore di lavoro. Conseguentemente sono autorizzati ad irrogare sanzioni amministrative nel caso in cui riscontrino lievi irregolarità ovvero a recuperare l’intero ammontare dello sgravio contributivo fruito riqualificando il contratto in un mero contratto di lavoro subordinato nel caso in cui le irregolarità fossero maggiori.

 

LE SANZIONI PREVISTE DALLA LEGGE

La normativa vigente prevede tre gruppi di violazioni:

violazioni di regole imperative;
violazioni di contrattazione collettiva;
violazioni dell’obbligo formativo.

Tra queste violazioni occorre considerare che quella relativa al mancato assolvimento dell’obbligo formativo è quella più grave e può avere come conseguenza quella della riqualificazione del contratto di lavoro fin dall’origine. Occorre però precisare che, qualora la …

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