Dichiarazione presentata entro 90 giorni: quale sanzione pagare?

Superata la scadenza ordinaria per la presentazione del modello Unico (e della dichiarazione Irap) ci si domanda come si possa utilmente intervenire per minimizzare le conseguenze di un eventuale inadempimento.
Ossia, a quali sanzioni si va incontro, presentando tardivamente il modello e come impostare un eventuale ravvedimento.
Dopo le modifiche apportate all’art 1 del D. Lgs. 471/97, entrate in vigore dall’1 gennaio 2016, lo scenario sanzionatorio è decisamente mutato e ci troviamo adesso ad affrontare i primi casi pratici, nella vigenza della nuova normativa.
La fattispecie che ci interessa è quella della presentazione del modello entro 90 giorni dalla scadenza ordinaria (il nono mese successivo alla chiusura del periodo d’imposta), data coincidente per i contribuenti che non derogano all’anno solare, con la data del 29 dicembre1.
Entro tale termine, infatti, per previsione dell’art 2, comma 7, del D.P.R. 322/98: “7. Sono considerate valide le dichiarazioni presentate entro novanta giorni dalla scadenza del termine, salva restando l’applicazione delle sanzioni amministrative per il ritardo. Le dichiarazioni presentate con ritardo superiore a novanta giorni si considerano omesse, ma costituiscono, comunque, titolo per la riscossione delle imposte dovute in base agli imponibili in esse indicati e delle ritenute indicate dai sostituti d’imposta”.
Secondo la norma, pertanto, la dichiarazione presentata entro 90 giorni è valida a tutti gli effetti, ancorché tardiva, e comporta solo l’irrogazione delle corrispondenti sanzioni amministrative. Dal 91’ giorno la dichiarazione diviene omessa.
Quali, quindi, le sanzioni applicabili?
La disciplina sanzionatoria di riferimento è contenuta nel testo vigente dell’art 1 del D. Lgs. 471/97 che, dopo le modifiche in vigore dal 2016, recita: ”Nei casi di omessa presentazione della dichiarazione ai fini delle imposte sui redditi e dell’imposta regionale sulle attività produttive, si applica la sanzione amministrativa dal centoventi al duecentoquaranta per cento dell’ammontare delle imposte dovute, con un minimo di euro 250. Se non sono dovute imposte, si applica la sanzione da euro 250 a euro 1.000. Se la dichiarazione omessa è presentata dal contribuente entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo e, comunque, prima dell’inizio di qualunque attività amministrativa di accertamento di cui abbia avuto formale conoscenza, si applica la sanzione amministrativa dal sessanta al centoventi per cento dell’ammontare delle imposte dovute, con un minimo di euro 200. Se non sono dovute imposte, si applica la sanzione da euro 150 a euro 500. Le sanzioni applicabili quando non sono dovute imposte possono essere aumentate fino al doppio nei confronti dei soggetti obbligati alla tenuta di scritture contabili”.
La norma contiene adesso una attenuazione delle sanzioni nel caso in cui la dichiarazione, non presentata nei termini, venga comunque presentata entro la scadenza della dichiarazione per il periodo d’imposta successivo (la sanzione edittale minima si riduce dal 120% al 60% e la massima dal 240% al 120%, con un minimo applicabile che da 250 euro scende a 150 euro, in assenza di imposte dovute).
Il quadro sanzionatorio è pertanto chiaramente delineato nell’art. 1 del D. Lgs. 471/97.
Ma il nostro sistema tributario prevede altresì l’istituto del ravvedimento operoso, ossia la possibilità, offerta dall’art 13 del D. Lgs. 472/97, di beneficiare della riduzione delle sanzioni, alle condizioni ivi previste, qualora l’adempimento irregolare sia posto spontaneamente in essere direttamente dal contribuente.
In relazione alla presentazione della dichiarazione, la fattispecie è espressamente prevista dal comma 1, lettera c, del D.Lgs. 472/97, che prevede:”
1. La sanzione è ridotta, sempreché la violazione non sia stata già constatata e comunque non siano iniziati accessi, ispezioni, verifiche o altre…

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