Abuso del processo per accedere alla sanatoria delle liti pendenti: l’indirizzo della Cassazione

di Antonino Russo

Pubblicato il 4 ottobre 2016

analizziamo una sentenza che tratta del caso di abuso del processo: cioè dell'utilizzo dello strumento processuale tributario al mero fine di arrivare ad una procedura di sanatoria

queen_of_heartsLa Corte di Cassazione (con la sentenza n. 18445 del 21 settembre 2016) ha avuto, appena di recente, occasione per formulare una nuova pronuncia sul rapporto tra sanatorie per liti pendenti e abuso del processo ovvero sull’ uso strumentale del processo in funzione dell’accesso a tal tipo di beneficio.

Il caso di specie riguardava un contribuente che impugnava tempestivamente (nel 2001 , cioè ben prima, della legge di condono) degli avvisi di accertamento senza provvedere al deposito dei ricorsi presso la CTP adita; il presidente di questa sanciva conseguentemente l'inammissibilità dei ricorsi e, a seguito di tale declaratoria, la contribuente proponeva altrettanti reclami, ancor successivamente rigettati, nel marzo 2003, con le puntuali decisioni della CTP competente .

Alla Corte veniva chiesto di esaminare, se al fine della condonabilità prevista dalla L. n. 289 del 2002, art. 16, non è da considerarsi lite pendente quella per la quale l'atto introduttivo sia stato dichiarato inammissibile con pronuncia non passata in giudicato, quando l'inammissibilità sia dovuta all'abuso processuale da parte del contribuente (manifestato dal mancato deposito del ricorso notificato) e quando tale mancato deposito è stato accertato dal giudice di merito.

Ebbene, il Supremo Collegio (indicando anche come i ricorsi fossero stati notif