Processo tributario: la notifica via PEC non è ancora operativa

All’interno del processo tributario la notifica via PEC non risulta ancora operativa, per questo la Commissione tributaria regionale di Milano – con sentenza n. 1711/34/2016 – ha considerato inammissibile l’appello tributario notificato a mezzo posta elettronica certificata.
In particolare la vicenda trae inizio dal ricorso, accolto dalla Commissione Provinciale, presentato da un contribuente avverso il silenzio-rifiuto ad una richiesta di rimborso ed esenzione IRPEF contro l’Amministrazione Finanziaria, che poi ha proposto appello.
Per il gravame il contribuente ne eccepiva preliminarmente l’inammissibilità per decadenza dell’impugnazione su tardiva notifica dell’atto da parte dell’Agenzia.
Invero la notifica via PEC per la sentenza di primo grado era datata 20 novembre 2014 mentre la notifica dell’impugnazione andava oltre i 60 giorni, appello notificato in data 26/01/2016: così la Commissione Tributaria Provinciale di Milano ha considerato inammissibili i tre ricorsi presentati dal contribuente per i singoli anni d’imposta, successivamente riuniti, in quanto notificati con posta prioritaria e non con raccomandata con ricevuta di ritorno.
Tale scelta di notificazione non ha potuto consentire ai giudici la valutazione della tempestività nella proposizione dei ricorsi stessi.
La Commissione Tributaria Regionale di Milano ha considerato inammissibile l’appello in quanto notificato non secondo le disposizioni normative: come si evince dal combinato disposto degli articoli 53, comma 2 e 20, commi 1 e 2 del Dlgs 546/92 la notifica a mezzo Pec, ad ora, non è ancora operativa, e per questo l’appello sarebbe dovuto essere stato notificato all’ufficio nei termini della normativa vigente allo stato dei fatti.
NORMATIVA DI RIFERIMENTO
Le linee direttive sul Sistema informativo della giustizia tributaria (Sigit) sono state presentate dal MEF, con la circolare 2/DF dell’11 maggio 2016 che ha fornito spiegazioni e indicazioni su come accedere ed utilizzare i servizi del Processo tributario telematico (Ptt).
In particolare:

dal dicembre 2015, solo per le Regioni Toscana ed Umbria, è consentito alle parti registrate al Sigit, di utilizzare la posta elettronica certificata (Pec) per la notifica dei ricorsi e degli appelli e depositare in via telematica nella Commissione tributaria competente con l’applicativo Ptt;

nella presente fase attuativa del processo tributario telematico esiste il principio della facoltatività del deposito telematico: dunque le parti potranno scegliere di notificare e depositare gli atti processuali con le modalità tradizionali o con quelle telematiche solo nelle Commissioni tributarie dove sono recettive tali modalità. Secondo le disposizioni del Regolamento 163/2013, se le parti (ricorrente/resistente) utilizza le modalità telematiche nel procedimento di primo grado è obbligata, nei gradi successivi, ad utilizzare le stesse modalità anche per il deposito degli atti successivi alla costituzione in giudizio, ex art. 10 e 11 del regolamento;

entro la fine del 2016 ci sarà l’estensione sul territorio nazionale delle nuove modalità di deposito degli atti processuali.

Seguendo l’evoluzione normativa si può sottolineare che

dall’art. 3-bis della Legge n. 53/94 deriva l’impossibilità, in ambito tributario, di compiere notifiche a mezzo PEC: “l’avvocato o il procuratore legale … può eseguire la notificazione di atti in materia civile, amministrativa e stragiudiziale”;

l’art. 46, c. 2, del D.L. 90/2014 chiarisce che le norme tecniche previste per il processo civile non possono essere applicate al processo amministrativo e quindi viene meno la possibile tesi favorevole all’ammissibilità grazie all’estensione delle cause amministrative equiparazione, comunque, non valida per le notifiche via PEC;

relativamente al processo tributario telematico ex art. 39, c. 8, D.L. n. 98/2011, convertito, con modificazioni…

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