Il trust e la Legge Dopo di noi: un ottimo strumento di tutela per i soggetti più deboli

di Cosimo Turrisi

Pubblicato il 24 settembre 2016

la Legge Dopo di noi rende il trust uno strumento molto interessante per aiutare e tutelare i soggetti più deboli dopo la morte di genitori o parenti; in questo articolo offriamo un approfondimento sulla normativa in tema di Trust: la convenzione dell'Aja, il trust come strumento del diritto civile, le diverse tipologie di trust, le imposte per la costituzione e le norme che regolano la gestione fiscale

library

Il termine TRUST letteralmente tradotto significa “fiducia” e rappresenta uno dei più importanti istituti del sistema giuridico anglosassone di common law1, e serve a regolare una molteplicità di rapporti giuridici, in particolare in materia di successioni, pensionistica, diritto societario e fiscale.

La legittimazione del trust nel nostro Paese deriva dalla ratifica della Convenzione dell'Aja dell’1 luglio 1985 avvenuta con legge 16 ottobre 1989 n. 364, entrata in vigore l’1 gennaio 1992, la quale chiarisce che “per trust s’intendono i rapporti giuridici istituiti da una persona, il disponente – con atto tra vivi o mortis causa - qualora dei beni siano stati posti sotto il controllo di un trustee amministratore nell’interesse di un beneficiario o per un fine determinato”. Nell’atto istitutivo di un trust, quindi, un soggetto, definito disponente, trasferisce la titolarità di beni ad un altro soggetto di sua fiducia, ovvero il trustee che dovrà amministrare i beni a vantaggio di un beneficiario o per realizzare uno scopo, attenendosi alle indicazioni e al programma che il disponente stabilisce nell’atto istitutivo.

La tassazione dei redditi prodotti dai trust è prevista nell’articolo 73 del Titolo II, Capo I del TUIR. che prevede una soggettività Ires, chiarendo, però, che laddove i beneficiari siano individuati, i redditi conseguiti devono essere imputati ai beneficiari in proporzione alla quota di partecipazione individuata nell’atto di costituzione (o in altri documenti successivi) ovvero in parti uguali. Tendenzialmente, nel corso del tempo, l’Amministrazione finanziaria per valutare l’imposizione del reddito derivante dai beni in trust, si è orientata sullo studio delle caratteristiche di ogni singolo trust, evitando di individuare un trattamento fiscale generale. L’analisi specifica delle previsioni contenute nell’atto di trust rappresenta, infatti, il modus operandi che maggiormente si presta ad individuare il regime impositivo applicabile alla singola fattispecie.

Disciplina giuridica

Un trust si caratterizza per la piena separazione ed il totale distacco del patrimonio conferito dalla sfera giuridica del disponente a quella del trustee. Il negozio si presta a fornire garanzia patrimoniale di ottimo livello, poichè i beni in trust sono messi al riparo da eventuali pretese di :

  • creditori del disponente, poiché non sono più di sua proprietà;

  • creditori personali del trustee, poiché lo stesso, seppur proprietario, li detiene solo per il trust e non a titolo personale;

  • creditori dei beneficiari o loro eredi, che potranno operare una vendita solo con la cancellazione del trust e il trasferimento della proprietà.

Obiettivi dell’utilizzo del trust possono essere:

  • protezione e separazione del patrimonio familiare da vicende imprenditoriali o familiari;

  • tutela dei minori e dei soggetti incapaci, in deroga alle limitazioni di godimento dei beni2

  • destinazione in successione di parti specifiche del patrimonio, quali immobili assegnati ad eredi specifici o a persone estranee alla famiglia

  • gestione separata del patrimonio con investimenti in fondi comuni di investimento (trust fund anglosassoni).

L’istituto è concepito senza un limite di tempo determinato poiché lo scopo ultimo è la tutela del beneficiario (ad es. nel caso di una malattia o per la durata della vita al termine della quale i beni vengono destinati a beneficiari finali, persone fisiche o associazioni varie).

I beni sono normalmente apportati in trust nel momento in cui viene istituito, ma possono anche essere trasferiti in una data successiva ed il disponente decide come debbano essere utilizzati sia gli stessi beni che i redditi prodotti, generalmente specificandolo nell’atto costitutivo3.

Per la costituzione non è prescritta una determinata forma, se non quella richiesta dalla natura dei beni o diritti conferiti. La mancanza dell’atto formale (deed of trust), che detta anche le regole di funzionamento del trust, renderebbe tuttavia praticamente impossibile la ricostruzione della volontà del disponente.

Il disponente (settlor) è colui che istituisce il trust come detto, spogliandosi della proprietà dei propri beni, o di parte di essi, e trasferendoli con effetto reale in proprietà al trustee. Lo stesso può anche prevedere un suo limitato intervento nel tempo, ad esempio attraverso letters of wishes, che avranno però solo un contenuto di mera amministrazione e non di sostanziale revisione dei termini essenziali contenuti nell’atto istitutivo. I disponenti possono naturalmente essere più di uno quali ad es. due coniugi, o più persone che compiano un investimento congiuntamente.

Disponente e beneficiario possono anche coincidere senza dar luogo ad ipotesi di interposizione proprio perché il ricorso al trust fa sì che il disponente non sia titolare di diritti verso il trustee. Il disponente può mantenere, comunque, un rapporto con i beni in trust:

  • trasferendo al trustee una posizione giuridica non piena, per esempio, la nuda proprietà e quindi riservandosi l’usufrutto, l’uso o l’abitazione;

  • strutturando i beni in trust in modo che essi facciano capo ad una società, della quale il disponente sia amministratore;

  • stabilendo nell’atto istitutivo il potere di apportare modificazioni al trust;

  • nominandosi guardiano del trust e assumendo i relativi poteri;

  • prevedendo nell’atto istitutivo che il trustee possa finanziare le attività di impresa del disponente o di società nelle quali egli abbia un interesse.

Il trustee o amministratore è il titolare fiduciario dei beni vincolati nel trust che il disponente gli affida e che egli deve amministrare a vantaggio del beneficiario, ovvero del soggetto da tutelare e deve essere necessariamente istituito. È il titolare di diritti e di poteri per i quali deve avere facoltà di agire, per cui può essere una persona fisica o giuridica, quali ad esempio una una cooperativa o una ONLUS.

Il trustee gode di poteri dispositivi, che toccano l'integrità del fondo, e di poteri gestionali, relativi alla amministrazione del fondo stesso, che vengono stabiliti nell’atto istitutivo del trust, ragion per cui deve rendere conto della sua attività, poiché le utilità derivanti dalla gestione del fondo sono destinate al beneficiario e non al suo personale interesse. Nel caso di un disabile spesso può essere nominato un genitore o un familiare che può stabilire l’eventuale sostituto e le cause del subentro, come ad esempio il decesso oppure la sopraggiunta incapacità di prestare assistenza.

Se viola i suoi doveri, il trustee può essere chiamato a un’azione di risarcimento per i danni causati nei confronti del beneficiario, che può pretendere l’estinzione del trust e il trasferimento dei beni in trust in proprio favore o secondo le sue indicazioni4.

Il beneficiario è l’individuo che viene tutelato attraverso la costituzione del trust, per cui gode dei vantaggi che derivano dai beni confluiti nell’apposito fondo gestito dal trustee. E’ possibile essere beneficiari del reddito, cioè destinatari di ogni frutto o utilità che deriva dalla gestione dei beni fatti confluire nel fondo, ma anche beneficiari finali, destinatari dei beni che vengono trasferiti una volta concluso il trust.

Nell’istituzione del trust a favore di un figlio disabile, in particolare, il genitore deve agire senza ledere i diritti del coniuge e degli altri figli.

Il guardiano è un soggetto (non obbligatorio) con il compito di sorvegliare l’attività del trustee, verificando che svolga quanto stabilito dal disponente. Guardiano può essere una persona fisica, giuridica, un ente, un’associazione, una società (anche un genitore di disabile può nominarsi guardiano) e può anche fornire indicazioni e direttive. La sua nomina può avvenire nell’atto istitutivo del tr