Pro rata IVA e disciplina comunitaria: i possibili contrasti

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Il metodo del pro-rata IVA, così come disciplinato dagli artt. 19 e 19-bis del D.P.R. 633/1972, sembrerebbe essere in contrasto con i principi statuiti dalla VI direttiva comunitaria. Secondo l’Avvocato Generale UE, infatti, la normativa comunitaria consente la detrazione Iva da pro-rata solo ed esclusivamente con riferimento agli acquisti di beni e servizi aventi “destinazione mista”, ovvero, impiegati contemporaneamente per l’effettuazione di operazioni imponibili ed esenti.

  1. Premessa.

Secondo le conclusioni depositate il 29 giugno 2016, dall’Avvocatura Generale UE nella causa C-378/15, l’articolo 17 paragrafi 2) e 5) e l’articolo 19 della sesta direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977, devono essere interpretati nel senso che essi ostano ad una normativa nazionale nonché ad una prassi dell’amministrazione fiscale nazionale che impongano a soggetti passivi, esercenti, sia operazioni che danno diritto a detrazione, sia operazioni che non conferiscono tale diritto, di determinare l’imposta sul valore aggiunto detraibile in base ad un pro-rata “matematico”; ovvero secondo un criterio che consideri la totalità dei beni e dei servizi acquistati senza operare alcuna distinzione tra quelli utilizzati esclusivamente per l’effettuazione di operazioni imponibili, o esenti.

In estrema sintesi, come si esporrà di seguito, la normativa italiana, così come interpretata anche dall’Agenzia delle Entrate, inerente la determinazione del pro-rata dell’Imposta sul valore aggiunto per le imprese miste, potrebbe essere in contrasto con quanto previsto dalla VI direttiva CEE.

  1. La questione controversa

Il legislatore nazionale ha optato, in sede di trasposizione degli articoli 168 e da 173 a 175 della direttiva VI direttiva CEE, per l’implementazione di un sistema di determinazione del pro-rata IVA alternativo (pro-rata speciale) a quello standard previsto dagli articolo 19 paragrafo 1) e 17 paragrafo 5) comma 2 della VI direttiva CEE.

Al pari di altri Stati UE, quindi, l’Italia si è discostata dalla regola generale per cui il pro-rata è determinato partendo dall’assunto che i beni e servizi ad uso promiscuo sono utilizzati per lo svolgimento di operazioni imponibili ed esenti in modo proporzionale alla cifra di affari di ciascuna di esse. Pertanto, in applicazione del sistema delle deroghe previste dal comma 3 lettera d dell’articolo 17 paragrafo 5, i soggetti passivi “misti” sono costretti ad operare la detrazione secondo il criterio del pro-rata relativamente a tutti i beni e servizi utilizzati per tutte le operazioni ivi contemplate.

Orbene, visto il contenuto e la portata degli artt. 19 e 19 bis del D.P.R. 633/1972, si potrebbe sostenere che la deroga esercitata non riguardi le modalità di calcolo del pro-rata, bensì il raggio d’azione che, nel caso di specie ha portata generale. Infatti, lo stesso viene applicato non soltanto ai beni e servizi impiegati promiscuamente in attività imponibili ed esenti, ma a tutti i beni e servizi acquistati dal soggetto passivo.

Trattasi, quindi, di un pro-rata “matematico” la cui percentuale di detraibilità ( da arrotondare all’unità superiore, ovvero, inferiore a seconda dei casi ) è determinata secondo criteri indiretti e chiaramente forfettari, basati, tra l’altro, sulla presunzione empirica che i beni ed i servizi acquistati, da un soggetto passivo misto durante un anno d’imposta, si ripartiscano nella loro utilizzazione in misura proporzionale al rapporto esistente tra l’ammontare delle operazioni imponibili e la somma delle stesse imponibili e di quelle esenti. La presente metodologia non consente, dunque, di stabilire con precisione la parte dell’IVA che può essere imputata alle operazioni che danno diritto a detrazione.

Secondo l’Avvocatura Generale UE, pertanto, le suddette regole nazionali, per la…

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