Spese di pubblicità ed accertamenti bancari

di Giovambattista Palumbo

Pubblicato il 21 aprile 2016

analizziamo la fattibilità di una diversa deducibilità delle spese di pubblicità: deducibilità nell'anno delle spese di pubblicità classica e deducibilità annuale per quote costanti delle spese per la pubblicità televisiva, e la legittimità dell'accertamento fiscale basato sulle indagini finanziarie

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25906 del 23.12.2015, è tornata sul tema dei presupposti di legittimità per gli accertamenti bancari (e non solo).

L'Agenzia delle Entrate proponeva ricorso davanti alla Suprema Corte avverso sentenza della CTR della Liguria, sostenendo che, a differenza di quanto concluso dal giudice di merito, era evidente, quanto alla rilevata movimentazione bancaria, che in ragione dell'efficacia di presunzione legale che la norma accorda agli accertamenti operati in base all’art. 32 del Dpr 600/73, la spiegazione fornita dal contribuente, secondo cui il prelevamento corrispondeva ad un parziale disinvestimento di fondi di credito effettuato nel corso dell'anno, lasciava insoluto un profilo probatorio, quello cioè attinente alla destinazione della somma.

Mancava, in sostanza, la prova concernente il beneficiario di essa e la finalità, cioè l'estraneità all'impresa, finendo così per traslare nuovamente sull'ufficio l'onere di provare che il prelevamento era riferibile ad operazioni imponibili.

Il motivo, secondo la Corte, era fondato ed il suo accoglimento determinava altresì l'assorbimento degli altri motivi di ricorso, con cui l'Agenzia impugnante deduceva, in particolare, anche il vizio di insufficiente motivazione in relazione alla medesima statuizione, in quanto la CTR, nel far propria la spiegazione offerta dalla contribuente, avrebbe dovuto motivare in base a quale fonte avesse ritenuto veritiera questa spiegazione.

I giudici di legittimità evidenziano comunque che “è noto che gli artt. 32, comma 1, n. 2, D.P.R. 600/73 e 51, comma 2, n. 2, D.P.R. 633/72 in