Restyling delle misure cautelari: iscrizione di ipoteca e sequestro conservativo

di Ignazio Buscema

Pubblicato il 12 aprile 2016

il restyling delle procedure cautelari in ambito fiscale appare facilitare le possibilità per il fisco di iscrivere ipoteche o richiedere sequestri conservativi sui beni dei contribuenti: in questo articolo analizziamo le problematiche che emergono dall'aggiornamento normativo e la procedura che deve essere eseguita per mettere in atto la misura cautelare, un utilissimo ed eimperdibile approfondimento

toto-carcere-immagineNormativa

In base all'art. 22 del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472 in presenza di violazioni tributarie formalmente contestate e di fondato timore di perdere la garanzia del credito erariale, gli uffici possono chiedere al presidente della Commissione tributaria provinciale l'adozione di misure cautelari (iscrizione di ipoteca e sequestro conservativo)1. Nel caso in cui possano essere adottate entrambe le misure cautelari, gli Uffici privilegiano il sequestro conservativo, perché applicabile anche ai beni mobili e all’azienda e con un procedimento meno oneroso. Comunque, nell’ipotesi insufficiente garanzia del credito, le due misure possono anche essere richieste congiuntamente.

Novella

L'art. 10, c. 3, lett. b, p. 1, del D.Lgs. n. 156/2015, apporta alcune modifiche all'art. 22 del D.Lgs. n. 472/1997:

- nel comma 3, dopo il primo periodo è aggiunto il seguente "Nel caso in cui la notificazione debba effettuarsi all'estero, il termine è triplicato";

- il comma 4 è sostituito dal seguente: "Quando la convocazione della controparte potrebbe pregiudicare l'attuazione del provvedimento il Presidente provvede con decreto motivato assunte ove occorra sommarie informazioni. In tal caso fissa, con lo stesso decreto la camera di consiglio entro un termine non superiore a 30 giorni assegnando all'istante un termine perentorio non superiore a 15 giorni per la notificazione del ricorso e del decreto. A tale udienza la Commissione con ordinanza conferma, modifica o revoca i provvedimenti emanati con decreto";

- il comma 5 viene soppresso;

- nel comma 6 l'inciso relativo all'idonea garanzia mediante cauzione o fideiussione bancaria o assicurativa è sostituito come segue: "la garanzia di cui all'art. 69, comma 2, del D.Lgs. 31 dicembre 1992 n. 546";

- il comma 7 è sostituito dal seguente: "i provvedimenti cautelari pronunciati ai sensi del comma 1 perdono efficacia: a) se non sono eseguiti nel termine di 60 giorni dalla comunicazione; b) se, nel termine di 120 giorni dalla loro adozione, non viene notificato atto impositivo, di contestazione o di irrogazione; in tal caso il presidente della commissione su istanza di parte e sentito l'ufficio o l'ente richiedente dispone la cancellazione dell'ipoteca; c) a seguito della sentenza, anche non passata in giudicato che accoglie il ricorso avverso gli atti di cui alla lett. b. La sentenza costituisce titolo per la cancellazione dell'ipoteca. In caso di accoglimento parziale, su istanza di parte, il giudice che ha pronunciato la sentenza riduce proporzionalmente l'entità dell'iscrizione o del sequestro; se la sentenza è pronunciata dalla Corte di cassazione, provvede il giudice la cui sentenza è stata impugnata con ricorso per cassazione".

Presupposti

L'applicabilità di tali istituti è subordinata all'esistenza dei seguenti presupposti:

- il fumus boni iuris, ovvero l'esistenza di un atto o documento dal quale risultino (ragionevolmente) constatate violazioni alle norme tributarie;- il periculum in mora2, ossia il fondato pericolo3 di perdere la garanzia del credito, poiché il contribuente non offre garanzie idonee per il soddisfacimento della pretesa tributaria.

Occorre far riferimento ai classici requisiti di ogni misura cautelare rappresentati dal fumus boni iuris e dal periculum in mora. Il primo va inteso come la probabile e verosimile esistenza di un credito, la cui la prova è a carico dell'Ufficio che non può servirsi di mere ipotesi e congetture di evasione. Il secondo, cioè il fatto che la situazione economico-finanziaria del contribuente non offre garanzie idonee e sufficienti per il soddisfacimento4 della pretesa erariale, va inteso sia in relazione al comportamento5 del presunto debitore (si pensi alla fatturazione per operazione oggettivamente inesistente) che alla consistenza patrimoniale dello stesso in rapporto all'entità del credito erariale. Per la precisa determinazione del periculum in mora vanno attentamente analizzati i comportamenti del contribuente, quali, a titolo esemplificativo:

alienazione e in generale atti di disposizione dei propri beni compiuti in epoca recente6;

possesso di beni e fruizione di servizi non congrui con il reddito dichiarato,·precedenti variazioni del domicilio fiscale in concomitanza con controlli fiscali;

cessazione dell’attività d’impresa;·per le società, significative modifiche della compagine sociali, particolari operazioni sul capitale, messa in liquidazione, omesso deposito del bilancio.

L’evidenziazione del periculum in mora7 deve essere adeguatamente circostanziata nella richiesta e deve scaturire da un’approfondita ed attenta analisi della situazione del debitore-contribuente; l’adozione delle misure cautelari, così come la scelta di quelle che si intende adottare, deve, infatti essere improntata a prudenza, sia in ragione degli effetti che queste misure hanno sulla tutela dell’interesse erariale, prima ancora che sia divenuto certo, liquido ed esigibile, sia per le implicazioni che le stesse determinano sul patrimonio dei contribuenti. Il pericolo per la riscossione deve essere attuale e non solo potenziale, e il comportamento del debitore deve essere valutato in base a fatti non equivoci, desumibili, ad esempio, dai pregressi comportamenti negoziali8 e processuali e dall’effettuazione di atti di dismissione (circolare n. 4/E/2010 dell’Agenzia delle Entrate). Devono essere considerate sicuri indici di pericolo per la riscossione le cessioni di beni o diritti che siano state effettuate in epoca recente, tali da far ritenere che si sia in presenza di un tentativo del debitore di sottrarsi all’adempimento dell’obbligo tributario; comportamento, quest’ultimo, suscettibile di assumere rilevanza penale al ricorrere delle condizioni previste dall’art. 11 D.lgs. n. 74/2000. Anche operazioni sul capitale sociale o che su questo hanno riflessi, quali conferimenti di azienda o rami di azienda, fusioni o scissioni, possono essere indicative di un processo di annacquamento del patrimonio. Circostanze sintomatiche del fondato timore di perdere la garanzia del credito tributario possono essere individuate, altresì, nella consistenza di un patrimonio dell’impresa, quale risultante dagli ultimi bilanci, non capiente rispetto alla pretesa erariale o dal fatto che sia cessata l’attività d’impresa facendo così venir meno la principale garanzia che essa rappresenta per l’ente impositore. L’adozione delle misure cautelari ,al ricorrere dei due citati presupposti , deve essere effettuata necessariamente nel caso di un recupero:

· superiore a € 120.000 di maggiore imposta,

· superiore a € 60.000 di ritenute non operate,

· superiore a € 60.000 di sanzione minima, se l’autore della violazione non coincide con il contribuente (circolare n. 4/E/2010 dell’Agenzia delle Entrate).

La valutazione va fatta, al ricorrere dei due citati presupposti, anche per importi inferiori in situazioni di particolare pericolosità per la riscossione del credito tributario,·pregressa morosità particolarmente significativa, contestazione di una condotta che integra gli estremi di un reato tributario (quale la presentazione di dichiarazione fraudolenta o l’emissione di fatture per operazioni inesistenti). Deve essere esaminata la complessiva posizione debitoria del contribuente e, per i contribuenti obbligati alla presentazione del bilancio, va preliminarmente effettuata un’analisi del bilancio, con particolare riguardo all’indice di solvibilità e a quello di indebitamento (su