Società non operative: attenzione alla perdita dei crediti IVA

di Luca Bianchi Ermal Shkreli

Pubblicato il 17 marzo 2016

siamo in marzo, il mese in cui iniziano ad essere importanti i controlli sull'esattezza e sull'utilizzabilità dei crediti IVA: in questo articolo le limitazioni all'uso dei crediti IVA da parte delle società non operative, con esempi pratici ed aiuto alla compilazione degli specifici righi della dichiarazione IVA

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Come è noto, con l'art. 30, comma 4, Legge 724/1994, si stabilì che, nel caso in cui una società sia “non operativa”, il credito annuale che può emergere dalla dichiarazione annuale Iva non può essere utilizzato in compensazione, né richiesto a rimborso o ceduto, ma esclusivamente riportato per l'utilizzo periodo d’imposta successivo. Tale norma è fu istituita per limitare l'abuso delle società cosiddette di comodo che generavano posizioni di sostanziale credito di IVA da riutilizzare. E' normale che una “società di comodo”, proprio per essere strutturata come “cassaforte” in cui apportare beni che non verranno utilizzati a scopo d'impresa, sia una società strutturalmente a credito di IVA, in quanto in presenza di nulle o limitate operazioni attive ai fini IVA avrà pur sempre una serie di costi da sostenere per il proprio mantenimento che generano un credito di IVA.

Inoltre, sempre per evitare l'abuso della generazione di crediti IVA da parte di società di comodo ricordiamo che tale società decade dalla facoltà di poter utilizzare il credito IVA, se per tre esercizi consecutivi non effettua operazioni rilevanti ai fini Iva per importi almeno pari all’importo dei ricavi minimi, così come definiti dal comma 1 della citato articolo 30 della L. n 724/1994.

L'evoluzione legislativa ha ampliato i casi di limitazione del credito IVA rispetto ai soggetti “società di comodo” definiti in base all’art. 30 della Legge n. 724/1994; ricordiamo che l’art. 2, cc. 36-decies - 36-duodecies, D.L. n. 138/2011 ha este