La revisione del sistema dei reati tributari

sono tanti i dubbi che hanno espresso i nostri lettori sulla revisione del sistema sanzionatorio penal-tributario; facciamo il punto sui diversi e più comuni reati tributari dopo le tante novità legislative: i casi di dichiarazione fraudolenta, infedele od omessa; l’occultamento di documenti contabili; gli omessi versamenti di IVA e ritenute; le compensazioni indebite; le possibilità di confisca…

toto-carcere-immagineAspetti generali

La sanzionabilità dei comportamenti di tipo tributario (dichiarativo e non) disapprovati dall’ordinamento è stata storicamente scissa tra il campo penale delle violazioni costituenti delitti o contravvenzioni, e quello amministrativo, delle violazioni semplicemente connesse all’evasione d’imposta o al mancato o non corretto adempimento delle norme fiscali (tale situazione emerge in modo chiaro nel testo della L. 7.1.1929, n. 4 [«Norme generali per la repressione delle violazioni delle leggi finanziarie»].

Mentre l’applicazione delle sanzioni tributarie amministrative compete all’amministrazione funzionalmente preposta alla loro irrogazione, e quindi (per la maggior parte dei tributi erariali) all’Agenzia delle Entrate, le sanzioni penali [relative ormai tutte a delitti, dopo la riforma attuata con il D.Lgs. 10.3.2000, n. 74] rientrano nella competenza del giudice ordinario penale.

La sfera del diritto penale tributario costituisce una branca specializzata nell’ambito del diritto penale, che può operare solamente in presenza di un sistema di norme, adempimenti e controlli finalizzati a garantire l’assolvimento degli obblighi tributari, ovvero ad adottare le relative contromisure.

In attuazione della legge delega 11 marzo 2014, n. 23/E, il 24.9.2015 è stato emanato il D.Lgs. n. 158, che ha attuato una revisione generale sia delle sanzioni tributarie amministrative che di quelle collegate a violazioni tributarie. Nelle pagine che seguono si cercherà di illustrare le principali innovazioni contenute nel decreto legislativo di riforma, con riferimento sia alla delega, sia al dossier predisposto dai servizi studi parlamentari.

La delega fiscale

L’art. 8 della richiamata L. n. 23/2014 reca i principi e criteri direttivi per la revisione del sistema sanzionatorio penale, che doveva essere attuata:

  • secondo criteri di predeterminazione e proporzionalità;

  • attribuendo rilevanza ai reati riferibili a comportamenti fraudolenti, simulatori o finalizzati alla creazione e utilizzo di documentazione falsa [con previsione di sanzioni minime più elevate].

Era altresì prevista l’individuazione dei confini tra le fattispecie di elusione e quelle di evasione fiscale e delle relative conseguenze sanzionatorie, nonché la revisione del regime della dichiarazione infedele e del sistema sanzionatorio amministrativo al fine di meglio correlare le sanzioni all’effettiva gravità dei comportamenti, con la possibilità di ridurre le sanzioni per le fattispecie meno gravi o di applicare sanzioni amministrative anziché penali, tenuto anche conto di adeguate soglie di punibilità.

La delega prevedeva anche che l’autorità giudiziaria potesse affidare i beni sequestrati in custodia giudiziale all’amministrazione finanziaria, in luogo degli organi della polizia giudiziaria, al fine di utilizzarli direttamente per le proprie esigenze operative, e il chiarimento della portata applicativa della disciplina del raddoppio dei termini per l’accertamento1.

Le definizioni generali

L’art. 1 del D.Lgs. n. 158/2015, che innova l’art. 1 del D.Lgs. n.74/2000, ha revisionato le definizioni accolte nel testo normativo, precisando quanto segue:

  • per «dichiarazioni» si intendono anche i modelli presentati dal sostituto d’imposta;

  • quanto alla nozione di «imposta evasa», non è stata accolta un’osservazione delle Commissioni riunite Giustizia e Finanze del Senato, intesa a includere in tale definizione anche l’imposta teorica collegata alla rettifica di perdite;

  • in relazione alle «operazioni simulate oggettivamente o soggettivamente» è stata accolta l’osservazione resa dalle Commissioni riunite Giustizia e Finanze della Camera, volta a chiarire che con tale definizione si intendono le operazioni apparenti, diverse dalla fattispecie di abuso del diritto, poste in essere con la volontà di non realizzarle in tutto o in parte, ovvero le operazioni riferite a

Contenuto disponibile esclusivamente agli utenti abbonati
Per continuare a leggere il contenuto di questo articolo è necessario essere abbonati. Se sei già un nostro abbonato, effettua il login attraverso il modulo di autenticazione posto in cima alla pagina. Se non sei abbonato o ti è scaduto l'abbonamento, che aspetti?
Condividi:
Maggioli ADV
Gruppo Maggioli
www.maggioli.it
Per la tua pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it www.maggioliadv.it