Recesso ed esclusione delle quote nelle società di persone: i profili operativi sull'avviamento e sul capitale sociale

Il rapporto sociale tra le società e il singolo socio può interrompersi in seguito a diverse situazioni che si possono prospettare durante la vita della società. Lo studio della Fondazione nazionale dei Commercialisti, del 15 novembre scorso, analizza la valutazione delle quote nelle società personali in ipotesi di recesso ed esclusione focalizzando l’attenzione, in particolare, anche sull’aspetto dell’avviamento e delle conseguenze prodotte dalla liquidazione della quota sul capitale sociale delle società di persone.
Il documento evidenzia le conseguenze che nelle società di persone può aversi quando il rapporto sociale si interrompe a seguito della morte, del recesso o esclusione di uno dei soci.
In linea generale la morte del socio, osserva il documento della Fondazione, determina lo scioglimento del rapporto sociale con gli eredi che subentrano nel diritto alla liquidazione della quota.
In caso di recesso o di esclusione da società di persone sarà necessario procedere al calcolo della quota spettante al socio recedente, comprensiva di quanto maturato o maturando non ancora pagato, così come previsto dall’art. 2285 c.c. che , al suo secondo comma , prevede che “la liquidazione della quota è fatta in base alla situazione patrimoniale della società nel giorno in cui si verifica lo scioglimento”.
Il criterio legale della liquidazione
Il documento della Fondazione evidenzia, ai fini del criterio legale di liquidazione della quota nelle società personali, che l’art. 2289, comma 2 C.C., che il calcolo del valore della quota spettante al socio recedente da una società di persone debba essere determinato facendo riferimento alla situazione patrimoniale della società, nel giorno in cui si verifica lo scioglimento del vincolo sociale. Secondo una consolidata giurisprudenza è convincimento prevalente che si tratti di un bilancio ad hoc, redatto con criteri tali da rilevare l’effettiva consistenza economica della quota, al momento dello scioglimento unilaterale del vincolo sociale.
Le operazioni in corso
Lo studio della Fondazione evidenzia che se vi sono operazioni in corso, il socio o i suoi eredi partecipano agli utili e alle perdite inerente alle medesime operazioni.
Per operazioni in corso si intende l’insieme degli affari già iniziati mentre il socio era partecipe alla società che, non essendosi ancora integralmente tradotti in variazioni patrimoniali, continuano a produrre effetti giuridici ed economici anche dopo l’uscita del socio.
Esempi di operazioni in corso, evidenzia lo studio, possono essere:

la nascita di un contenzioso tributario dopo il recesso del socio a seguito di controlli su operazioni riferibili all’attività partecipativa del socio;

risarcimenti per danni verificatisi prima del recesso;

l’accoglimento di richiesta di contributi sottoposta alla condizione sospensiva di un’approvazione da parte di un organo pertinente

La valutazione dell’avviamento
Lo studio della Fondazione evidenzia che per la concreta determinazione del valore della quota da liquidare è necessario tener conto anche della quota di avviamento della società stessa, in considerazione del fatto che nel momento in cui il rapporto si scioglie la struttura societaria può aver acquistato valore nel corso del tempo; tale valore deve essere riconosciuto al socio recedente o defunto, poiché anche la normativa civilistica di cui all’art. 2289 c.c., impone di tener conto dell’effettiva consistenza economica del patrimonio sociale.
La valutazione dell’avviamento deve essere effettuata individuando la concreta attitudine produttiva dell’azienda e la sua reale dinamica esistente alla data dello scioglimento del rapporto sociale, senza necessariamente fare riferimento unicamente all’ultimo reddito societario, che certamente potrà pure costituire un elemento di valutazione presuntiva dell’avviamento.
L’avviamento è determinato tenendo presente della …

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