Lo scomputo delle perdite delle imprese in sede di accertamento

Aspetti generali
Le perdite delle imprese assumono una valenza particolare in quanto concorrono in negativo alla determinazione del reddito imponibile, ed entro certi limiti possono essere riportate nei successivi periodi di imposta o compensate in una dimensione intersoggettiva (in seno al consolidato fiscale, ovvero per effetto di operazioni straordinarie).
Si precisa che le perdite nel regime di impresa sono soggette, per quanto attiene ai soggetti IRES, ad alcuni vincoli stabiliti, in via generale, dall’art. 84 del TUIR.
In presenza di operazioni straordinarie di fusione e scissione, l’art. 172, c. 7, e l’art. 173, c. 10, del TUIR, prevedono che le perdite fiscalmente rilevanti sono deducibili solamente entro il limite rappresentato dal patrimonio netto della società che le utilizza, nonché previa effettuazione del c.d. test di vitalità.
Nell’ambito della tassazione di gruppo (consolidato fiscale), come è noto, è preclusa la possibilità di introdurre delle perdite di provenienza esterna o anteriori all’esercizio dell’opzione, e devono essere pure applicati gli ordinari vincoli relativi a fusioni e scissioni, anche se tali operazioni riguardano società appartenenti alla fiscal unit.
In applicazione dell’art. 25 del D.Lgs. 24.9.2015 n. 158 (c.d. decreto sanzioni), le perdite pregresse possono essere utilizzate a scomputo del maggior reddito accertato dagli uffici fiscali se le stesse risultano ancora disponibili.
Tale norma richiede che le perdite siano utilizzabili alla data di chiusura del periodo d’imposta oggetto di rettifica [non rilevano quindi le perdite maturate in periodi d’imposta successivi a quello accertato] e che esse non siano state già portate in diminuzione di redditi dichiarati o accertati nei periodi di imposta successivi a quello oggetto di accertamento.
A questi fini, dopo aver ricevuto l’avviso di accertamento, occorre produrre – entro i termini per la proposizione del ricorso – un’istanza all’ufficio competente. La presentazione dell’istanza sospende i termini di proposizione del ricorso per un periodo di 60 giorni.
In caso di scomputo di perdite pregresse in sede di accertamento, la sanzione per infedele dichiarazione si rende applicabile solamente se a seguito del rilievo emerge una maggiore imposta accertata.
Le perdite nel regime di impresa
Nell’ambito del sistema del reddito d’impresa, le perdite costituiscono componenti di reddito negativi che a determinate condizioni risultano «spendibili» per ridurre o azzerare l’imponibile.
Esse rappresentano quindi, in un certo senso, un «bene fiscale» che può essere gestito, amministrato o alienato dall’impresa, con fenomeni di utilizzo all’interno di una situazione intersoggettiva che ha trovato la sua «codificazione» con l’introduzione del regime della tassazione di gruppo.
La disposizione normativa generale di riferimento è costituita dall’art. 84 del TUIR, il cui comma 1 stabilisce che: «la perdita di un periodo d’imposta, determinata con le stesse norme valevoli per la determinazione del reddito, può essere computata in diminuzione del reddito dei periodi d’imposta successivi in misura non superiore all’ottanta per cento del reddito imponibile di ciascuno di essi e per l’intero importo che trova capienza in tale ammontare. Per i soggetti che fruiscono di un regime di esenzione dell’utile la perdita è riportabile per l’ammontare che eccede l’utile che non ha concorso alla formazione del reddito negli esercizi precedenti. La perdita è diminuita dei proventi esenti dall’imposta diversi da quelli di cui all’ articolo 87, per la parte del loro ammontare che eccede i componenti negativi non dedotti ai sensi dell’ articolo 109, comma 5. Detta differenza potrà tuttavia essere computata in diminuzione del reddito complessivo in misura tale che l’imposta corrispondente al reddito imponibile risulti compensata da eventuali crediti di imposta, ritenute alla fonte a titolo di acconto, versamenti in…

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