La valenza probatoria della documentazione extracontabile rinvenuta nei controlli

di Giovambattista Palumbo

Pubblicato il 11 novembre 2015

un'analisi della recente giurisprudenza in tema di valore della documentazione extracontabile utilizzata in fase di accertamento tributario e del successivo processo

 

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21997 del 28.10.2015, è tornata sulla questione della valenza probatoria della documentazione extracontabile.

Nel caso di specie il giudice di merito riteneva non provato che la documentazione extracontabile rinvenuta fosse riconducibile alla contribuente, affermava che l'accertamento fiscale si fondava su presunzioni fragili e non condivisibili e osservava che l'appellante insisteva sulle stesse argomentazioni rigettate dalla commissione provinciale.

La ricorrente Agenzia denunciava allora davanti alla Suprema Corte, con sei motivi, sia la nullità della sentenza per omissioni di pronuncia e/o di motivazione, sia ripetuti vizi della complessiva giustificazione della decisione di merito sul fatto, sia la violazione di norme (artt. 39 e 32 d.p.r. 600/73, 51 e 54 d.p.r. 633/72, 2697 e 2729 cod. civ.) di diritto sostanziali.

I giudici di legittimità ritenevano dunque fondati i tre motivi di ricorso per vizi di motivazione, censurando la sentenza d'appello per avere trascurato sia le risultanze degli accertamenti bancari, sia le movimentazioni dei conti della società e dei soci nel dettaglio e sia la presenza di sicuri indicatori della riferibilità alla società contribuente della documentazione extra contabile rinvenuta.

La sentenza del giudice di secondo grado, per quanto scarna e lacunosa, secondo la Suprema Corte, era comunque censurabile non tanto per omissioni invalidanti ai sensi dell'art. 360 c.p.c. n. 4, quanto per profili motivazionali di non compiutezza della giustificazione della decisione di merito su fatti decisivi e rilevanti, ai sensi del n.5 della stessa norma di rito.

Sotto l’aspetto motivazionale, infatti, la sentenza d'appello può dirsi adeguata sui piani logico e dimostrativo solo se il giudice esprima, sia pure in modo sintetico, chiare ragioni per la conferma, o la riforma della prima pronuncia in relazione ai rilievi proposti, in modo tale che il percorso argomentativo sia appagante e corretto.

Deve viceversa essere cessata, in forza dell'art. 360 n. 5 c.p.c., la sentenza d'