La corretta deducibilità degli ammortamenti in base alle regole civilistiche

di Giovambattista Palumbo

Pubblicato il 25 novembre 2015

La deducibilità degli ammortamenti dal reddito d'impresa deve seguire le inderogabili regole civilistiche di redazione del bilancio e la percentuale dell'ammortamento non può variare in relazione alle diverse annualità, ad esempio un anno la percentuale dimezzata e l'anno successivo la percentuale intera.

La Corte di Cassazione, con la sentenza 20680 del 14 ottobre 2015, ha affrontato un caso in tema di corretta deducibilità degli ammortamenti.

 

Il caso: un contribuente adottava percentuali di ammortamento non uniformi di anno in anno

La ripresa a tassazione era fondata sulla circostanza che la società contribuente, mentre, fino al 31.12.1998, aveva adottato una percentuale di ammortamento dei beni strumentali pari al 50% dei coefficienti previsti dal d.m. 31.12.1987, a partire dalla data dell'1 gennaio 1999 (coincidente con la cessazione del beneficio dell'esenzione decennale da Irpeg ed Ilor), aveva, senza fornire giustificazione di sorta, elevato la percentuale di ammortamento dei beni medesimi al 100%, così adottando un comportamento contrario:

  • all'obbligo di redigere il bilancio con chiarezza e verità ex art. 2423 c.c.
  • ed al principio, sancito dall'art 2426 c.c., secondo cui il costo delle immobilizzazioni deve essere ammortizzato in modo sistematico e tendenzialmente uniforme, in relazione alla residua possibilità di utilizzazione del bene.

L'adita Commissione provinciale accolse parzialmente il ricorso, con decisione, tuttavia, poi riformata dalla Commissione regionale, che, accogliendo il ricorso principale della società e respingendo quello incidentale dell'Agenzia, dispose l'integrale annullamento dell'atto impugnato.

In merito al recupero sopra evidenziato i giudici di appello ritennero, in particolare, che, stante l'insindacabilità delle