Cessione d’azienda con contestuale costituzione di rendita vitalizia e calcolo dell’avviamento

di Giovambattista Palumbo

Pubblicato il 19 novembre 2015

proponiamo un approfondimento relativo al calcolo del valore dell'avviamento nel caso di cessione d'azienda con costituzione di rendita vitalia e relativo inoltre alle motivazioni dell'ufficio per l'accertamento di un maggior valore e del contribuente per il ricorso
 

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22498 del 4.11.2015, ha stabilito importanti principi in tema di criteri per la determinazione del valore di avviamento in caso di cessione di azienda.

Nel caso di specie la contribuente, con atto pubblico di cessione e contestuale costituzione di rendita vitalizia, aveva ceduto al nipote, che già da tempo collaborava nell'impresa, l'azienda farmacia, dichiarando come valore di cessione il prezzo di lire 916.000.000 (pari ad € 473.074,52) di cui lire 896.000.000 (€ 462.745,38) per avviamento commerciale ed il resto per merci.

L'Agenzia delle Entrate notificò quindi alle parti contraenti avviso di rettifica e liquidazione, elevando il valore dell'avviamento da lire 916.000.000 a lire 1.415.000.000, pari ad € 730.786,51, fermo restando quello attribuito alle merci, e liquidando quindi l'imposta complementare di registro, con applicazione di interessi e sanzioni.

Entrambe le parti impugnarono l'avviso di rettifica e liquidazione a loro notificato dinanzi alla CTP di Roma, in forza degli stessi motivi, con i quali eccepivano:

a) l'errato calcolo dell'avviamento, non avendo l'Ufficio considerato che il corrispettivo della cessione era costituito dall'attribuzione di rendita vitalizia, di modo che il valore dell'avviamento avrebbe dovuto essere calcolato secondo la tabella, relativa al diritto di usufrutto a vita, allegata al D.P.R. n. 131/1986;

b) la nullità dell'atto per carenza di motivazione, non essendo stati esplicitati gli elementi di calcolo utilizzati per la determinazione dell'avviamento.

Le controversie furono separatamente trattate e la CTP di Roma rigettò con due distinte pronunce ciascun ricorso. Le pronunce furono quindi impugnate dai contribuenti dinanzi alla CTR del Lazio.

Riuniti gli appelli, la CTR del Lazio li rigettò, confermando le decisioni impugnate in forza del decisivo rilievo che la costituzione della rendita vitalizia a favore della cedente costituisse soltanto una modalità di pagamento del