L'inerenza dei costi va provata dal contribuente

Con la sentenza n. 9715 del 13 maggio 2015 la Corte di Cassazione ha confermato che “in tema di accertamento delle imposte sui redditi, spetta al contribuente l’onere dellaprova dell’esistenza, dell’inerenza e, ove contestata dall’Amministrazionefinanziaria, della coerenza economica dei costi deducibili. A tal fine non èsufficiente che la spesa sia stata contabilizzata dall’imprenditore,occorrendo anche che esista una documentazione di supporto da cui ricavare,oltre che l’importo, la ragione e la coerenza economica della stessa,risultando legittima, in difetto, la negazione della deducibilità di uncosto non congruo rispetto all’oggetto dell’impresa (Cass. n. 21184/14) ocomunque fondato su un titolo non adeguatamente documentato”.
Nel caso di specie era in contestazione la fattura emessa dalla società controllata che riportava una causale del tutto generica (“Spese di promozione vs prodotti presso ns. punto di vendita di … o per il periodo 1.10.01/30.9/02”).
Inoltre, osserva la Corte, “il contratto su cui è fondata la fattura in contestazione non è stato esibito alla Guardia di finanza; esso inoltre non risulta registrato e non ha data certa”.
In pratica, la genericità della causale della fattura e l’inidoneità del titolo giustificativo, non sussistendo adeguata documentazione di supporto dei costi medesimi, ha comportato l’indeducibilità degli stessi, come rilevato dai giudici della CTR e avallato dalla Cassazione.

NOTA
Abbiamo più volte rilevato come non appare verosimile che le parti non sottoscrivano un contratto, per fissare nero su bianco le condizioni contrattuali.
L’assenza di un apposito accordo, pur non pregiudicando in via di principio la deducibilità del costo, legittima, a nostro avviso, il recupero a tassazione da parte dei verbalizzanti, ove il contribuente non sia in grado di fornire i supporti documentali richiesti.
Il contratto non costituisce requisito essenziale ai fini della deducibilità fiscale. Tuttavia, in alcune ipotesi, la sua assenza, permette ai verificatori di trarre legittimamente tutta una serie di considerazioni.
Gli uffici fiscali si preoccupano, in sede di controllo, di intercettare tutti quei costi che (pur regolarmente indicati in contabilità) potrebbero nascondere operazioni sospette.
In un nostro precedente intervento sul tema avevamo avuto modo di affermare che “ in via di principio, le spese e gli altri componenti negativi sostenuti per l’utilizzazione di veicoli sono integralmente deducibili nella determinazione del reddito a condizione che si riferiscano esclusivamente ad attività o beni da cui derivano ricavi o proventi”1.
 
Autorevole dottrina ha ancora rilevato che “poiché l’inerenza deve intercorrere tra i componenti negativi e le attività o i beni da cui derivano componenti positivi tassati, e non tra i componenti negativi e i componenti positivi tassati, ne consegue che sono deducibili anche i componenti negativi che si riferiscono ad attività o beni da cui, in proiezione futura, deriveranno componenti positivi che concorreranno a formare il reddito2“ e “l’inerenza dei costi va intesa, pertanto, quale rapporto di causa ed effetto dei componenti negativi con l’attività produttiva. Il concetto di inerenza, pertanto, ha subito nel tempo un notevole ampliamento, in quanto esso si collega – come abbiamo visto – non più solo ai ricavi e/o proventi ma all’intera attività, con la conseguenza che si devono considerare deducibili tutte quelle spese dalle quali derivano ricavi e/o compensi in successione di tempo. In ogni caso lo stabilire con certezza – in concreto – l’inerenza di una spesa non è mai cosa facile : vanno infatti guardate il tipo di attività svolta, i rapporti con l’attività dell’impresa, le eventuali utilit&agrave…

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