La transazione fiscale questa sconosciuta: una particolare procedura transattiva tra Fisco e contribuente, collocata nell’ambito del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione

Con la Circolare n. 19 del 6 maggio 2015, l’Agenzia delle Entrate fornisce istruzioni a riepilogo delle modifiche normative e degli ultimi indirizzi della giurisprudenza costituzionale e di Cassazione.
In particolare, la Circolare illustra:
– le modifiche normative intervenute nell’ambito della transazione fiscale;
– la giurisprudenza in tema di transazione fiscale, con riguardo alla natura dell’istituto della transazione, alla non impugnabilità dell’assenso o del diniego alla proposta di transazione, al principio di indisponibilità della pretesa tributaria, alla facoltatività della transazione ed al trattamento del credito Iva;
– le fattispecie penali;
– le questioni relative alla procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento, dato che tra i debiti risanabili attraverso la composizione della crisi da sovraindebitamento rientrano anche i debiti di natura tributaria, chiarendo in particolare i presupposti di accesso alla procedura in questione, gli adempimenti dell’Agente della riscossione e dell’Agenzia delle Entrate, l’omologazione dell’accordo e del piano del consumatore, la reclamabilità del decreto di omologazione, l’esecuzione dell’accordo e del piano del consumatore, l’annullamento, la risoluzione dell’accordo e la revoca e cessazione degli effetti dell’omologazione del piano.
– il procedimento della liquidazione del patrimonio, al quale il soggetto in stato di sovraindebitamento può ricorrere in alternativa all’accordo ed al piano del consumatore. 
– gli organismi di composizione della crisi.
In particolare il documento di prassi chiarisce poi che il concordato preventivo con falcidia o dilazione dei debiti tributari è ammissibile anche se non è stata presentata la domanda di transazione fiscale e sottolinea l’intangibilità del credito Iva e del credito per le ritenute operate e non versate.
La Circolare contiene poi, come detto, un ampio approfondimento anche sulla disciplina della composizione della crisi da sovraindebitamento, riferita ai soggetti esclusi dall’applicazione degli istituti disciplinati dalla legge fallimentare.
Tra le altre cose la Circolare chiarisce quindi che la presentazione della domanda di transazione fiscale non costituisce un obbligo per il debitore che, nell’ambito del concordato preventivo, chiede la falcidia o la dilazione dei debiti tributari. Il concordato preventivo con falcidia o dilazione è quindi ammissibile anche in assenza di domanda di transazione fiscale. In questo caso, tuttavia, l’omologazione del concordato non comporta l’effetto di consolidamento del debito tributario proprio della transazione. La circolare sottolinea inoltre che il debito tributario relativo all’Iva può essere solo oggetto di dilazione e non di falcidia: una precisazione che vale anche per le ritenute operate e non versate.
Ampio spazio è dedicato poi, come detto, alle procedure previste dalla Legge 3/2012, volte a gestire le situazioni di crisi che riguardano soggetti esclusi dall’applicazione degli istituti disciplinati dalla legge fallimentare: accordo di composizione della crisi, piano del consumatore liquidazione dei beni, laddove viene in particolare affermato che tra i debiti risanabili rientrano anche quelli di natura fiscale, fermo restando che, come detto, per l’Iva e per le ritenute è possibile la sola dilazione del pagamento.
Viene infine precisata la non impugnabilità dell’assenso e del diniego alla proposta di transazione.
La Circolare, al di là delle dettagliate indicazioni in essa comprese, è senz’altro l’occasione per una rivalutazione dell’istituto, ad oggi forse non sufficientemente conosciuto ed ancor meno utilizzato.
Va, innanzitutto, rammentato che il legislatore ha introdotto la possibilit&agrave…

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