L’amministratore deve prestare attenzione alle dichiarazioni durante le verifiche in azienda

di Federico Gavioli

Pubblicato il 8 aprile 2015

gli amministratori di società commerciali o associazioni sportive (nel caso in esame) devono prestare attenzione alle dichiarazioni che rilasciano durante una verifica nella sede legale perché queste possono rappresentare un elemento concreto tramite il quale l'Agenzia delle Entrate può fondare un accertamento fiscale

La Corte di Cassazione, con la sentenza n.5931 del 25 marzo 2015, nell’accogliere il ricorso dell’Agenzia delle Entrate ha affermato che per legittimare le motivazioni di un accertamento del maggior reddito di impresa sono sufficienti le dichiarazioni dell’amministratore della società, effettuate durante una verifica della Guardia di Finanza, nella sede della società.

L’accertamento, da parte dell’Agenzia delle Entrate, era stato emesso nei confronti di una associazione sportiva (si trattava di una scuola di karatè) il cui Vice-Presidente, al momento della verifica, aveva dichiarato agli agenti di aver degli utili conseguiti dall’associazione stessa, su un libretto di risparmio.

Nel dicembre del 2004 venivano notificati ad una associazione una serie di avvisi di accertamento, coi quali l'Agenzia delle Entrate recuperava a tassazione le somme dovute per IRPEG, IRAP ed IVA, oltre interessi e sanzioni, in relazione agli anni che andavano dal 1996 al 2002.

Gli atti impositivi erano impugnati dal contribuente davanti alla Commissione Tributaria Provinciale che li accoglieva.

L’Agenzia delle Entrate, a sua volta, impugnava la sentenza dei giudici di prime cure davanti alla Commissione Tributaria Regionale; anche il giudicE di secondo grado respingeva il ricorso perché riteneva mancante agli atti la prova, da parte delle stesse Entrate, della natura commerciale dell'attività svolta dall'associazione, ai sensi dell'ex art. 111 (ora 148) del DPR 917/86.

Avverso la sentenza sfavorevole, l’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso