Attenzione alle confessioni extragiudiziali dell’amministratore in sede di verifica

di Antonino Russo

Pubblicato il 2 aprile 2015

come noto, assumono rilievo probatorio le dichiarazioni rese in sede di verifica da parte dell'amministratore; pertanto va sempre verificato attentamente quanto verbalizzato nel PVC

E’ noto che assumono un qualche rilievo le dichiarazioni rese in sede di verifica, ancora però si discute sul “peso” processuale assunto dalle stesse. Da tempo la giurisprudenza, ad esempio, si sofferma sul valore e sulla efficacia processuale delle dichiarazioni dei terzi, espresse nel p.v.c., e sulla compatibilità delle stesse con il divieto di prova testimoniale, vigente nel processo tributario ex art. 7, comma 4 , D.Lgs n.546/92. Come sappiamo, nonostante la dottrina adombri (stigmatizzandolo) un disequilibrio probatorio tra le parti, e quindi un regime di favore istruttorio per la parte pubblica erariale, dette espressioni vengono ammesse nel processo riservandosi a loro un valore però meramente indiziario liberamente valutabile dal giudice, mentre più controversa è l’ammissibilità delle dichiarazioni scritte dei terzi, prodotte in giudizio dal contribuente.

 

Infatti, in ordine alla efficacia istruttoria di questa ultima tipologia di elementi, si sono formati due orientamenti. Il primo, più rigoroso e ancora riaffermato dalla sentenza n. 14065 del 20 giugno 2014 , riferisce che l'attribuzione di efficacia probatoria alla dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà (che, così come l'autocertificazione in genere, ha attitudine certificativa e probatoria esclusivamente in alcune procedure amministrative, essendo viceversa priva di efficacia in sede giurisdizionale) trova, con specifico riguardo al contenzioso tributario, ostacolo invalicabile proprio nella previs