La corretta deducibilità delle provvigioni agli agenti

di Giovambattista Palumbo

Pubblicato il 3 marzo 2015

le provvigioni dell’agente sono qualificate come prestazioni di servizi, i cui corrispettivi si considerano conseguiti alla data in cui le prestazioni sono ultimate

Se il buon fine dell'affare è un fatto costitutivo del diritto alla provvigione, ciò che rileva ai fini della deduzione dei costi relativi è l'esecuzione, o l'obbligo di esecuzione del contratto, che costituisce il dies a quo per la esigibilità della provvigione e per la conseguente certezza del costo.

Questo il decisum della Corte di Cassazione, che, con la sentenza n. 1976 del 04.02.2015, ha anche affermato che non è possibile invocare il collegamento, o parallelismo, tra nascita del diritto alla provvigione in capo all'agente e diritto del preponente a dedurre il costo della provvigione. Tale collegamento va fatto, invece, tra esecuzione, o obbligo di esecuzione del contratto, da cui normativamente discende l'esigibilità della provvigione, e diritto del preponente di esporre il costo.

 

Nel caso all’attenzione della Corte, l'Amministrazione ricorrente denunciava, tra le altre, la violazione degli artt. 75 TUIR e 1748 c.c.. Le provvigioni dell’agente sono del resto qualificate come prestazioni di servizi, i cui corrispettivi si considerano conseguiti alla data in cui le prestazioni sono ultimate. E dunque solo l’esecuzione del contratto tra il preponente e il terzo (o cliente) rileva ai fini dell’individuazione dell’esercizio di competenza delle provvigioni, non rilevando il momento in cui sorge il diritto alla provvigione. Nel contratto di agenzia, a ben vedere, si verificano in sostanza le seguenti fasi: promozione del contratto: quando il contratto promosso dall’agente viene sottoscritto dal cliente