Sempre valida la verifica lunga

Con l’Ordinanza 20 novembre 2014, n. 24690, la Corte di Cassazione conferma il proprio orientamento in materia di verifiche extra time: “in tema di verifiche tributarie, il termine di permanenza degli operatori civili o militari dell’Amministrazione finanziaria presso la sede del contribuente è meramente ordinatorio, in quanto nessuna disposizione lo dichiara perentorio, o stabilisce la nullità degli atti compiuti dopo il suo decorso, né la nullità di tali atti può ricavarsi dalla “ratio” delle disposizioni in materia, apparendo sproporzionata la sanzione del venir meno del potere accertativo fiscale a fronte del disagio arrecato al contribuente dalla più lunga permanenza degli agenti dell’Amministrazione”.
La Corte richiama il principio espresso nella sentenza n. 17002 del 5 ottobre 2012 (negli stessi termini Cass. Sez. 5, Sentenza n. 14020 del 2011) e nella sentenza n. 19338 del 2011. In particolare, osserva la Corte che quest’ultima pronuncia evidenzia la rilevanza della “compiuta disciplina dettata dalla legge n. 212/2000 con riferimento ad eventuali irregolarità commesse dai verificatori durante la ispezione. In tali ipotesi – tra cui deve ricomprendersi anche la ingiustificata protrazione delle operazioni di verifica- il contribuente, oltre a formulare a verbale osservazioni e rilievi (art. 12 co. 4), può, infatti, rivolgersi al Garante (art. 12 co. 6) che in seguito alla segnalazione esercita i poteri istruttori richiesti dal caso (art. 13 co. 6),richiamando “gli uffici al rispetto di quanto previsto dagli articoli 5 e 12 della presente legge” (art. 13 co. 9), ed ove rilevi comportamenti che “determinano un pregiudizio per i contribuenti o conseguenza negative nei loro rapporti con l’amministrazione”, trasmette le relative segnalazioni ai titolari degli organi dirigenziali “al fine di un eventuale avvio del procedimento disciplinare” (art. 13 c. 11).
Inoltre, l’argomento prospettato dalla controricorrente nella memoria illustrativa (in relazione alle modifiche apportate all’art. 12 c. 5 della legge n. 212/2000 da parte del D.L. n. 70/2011, come convertito nella legge n. 106/2011, peraltro non applicabile alla specie di causa ratione temporis), “può valere, semmai, a contraddire gli assunti di detta parte, che qui non mette conto esaminare funditus per la valenza assorbente delle considerazioni contenute nella relazione: e ciò per il fatto che la locuzione ‘in entrambi i casi’, adoperata nell’ultimo periodo della anzidetta disposizione normativa, non può che considerarsi riferita ai due casi contemplati nel comma quinto menzionato, e cioè il caso della permanenza nei locali di aziende di qualsivoglia genere ed il caso di permanenza presso ‘la sede di imprese in contabilità semplificata e lavoratori autonomi’. Ciò conferma che il legislatore ha inteso precisare che il computo dei giorni lavorativi deve essere comunque effettuato secondo il criterio della “effettiva presenza”.

Breve nota
Come è noto, l’art. 12 della L. n. 212/2000 (“Statuto del contribuente”) ha introdotto una serie di previsioni normative volte a garantire i diritti del contribuente in sede di verifica, individuando, fra l’altro, dei limiti temporali per l’espletamento dell’incarico.
L’attuale dettato normativo (art. 12 c. 5 della citata L. n.212/2000, frutto delle modifiche apportate dall’art. 7 c. 2, lett. c del D.L. 13 maggio 2011, n.70, convertito, con modificazioni, dalla L. 12 luglio 2011, n. 106), prevede che la “la permanenza degli operatori civili o militari dell’amministrazione finanziaria, dovuta a verifiche presso la sede del contribuente, non può superare i trenta giorni lavorativi, prorogabili per ulteriori trenta giorni nei casi di particolare complessità dell’indagine individuati e motivati dal dirigente dell’ufficio… Il …

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