Il nuovo amministratore della società risponde dell’evasione di imposte avvenuta nella precedente gestione

di Federico Gavioli

Pubblicato il 24 gennaio 2015

l’assunzione della carica di amministratore in una società comporta, come minimo, una verifica iniziale della contabilità, dei bilanci e delle ultime dichiarazioni dei redditi. Nell’ipotesi in cui il neo amministratore non esegua tali compiti preliminari si espone a tutte le conseguenze che possono derivare da pregresse inadempienze

In materia di responsabilità amministrativa degli enti commerciali non è condivisibile l’orientamento secondo il quale l’estraneità di un ente al fatto-reato si misura in base alla diversità degli organi amministrativi che successivamente la rappresentano.

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 50320, del 2 dicembre 2014, ha affermato che il sequestro ex Legge 231 alla società è corretto anche se sono cambiati i vertici, durante l’inchiesta sul reato fiscale commesso dagli amministratori; il consiglio di amministrazione può evitare le conseguenze patrimoniali solo quando riesce a dimostrare che il “manager” ha agito di propria iniziativa.

La vicenda riguarda una società in liquidazione a cui era stato confiscata la propria imbarcazione; il sequestro era stato disposto in relazione alla contestata sottrazione del pagamento dell’IVA a seguito dell’immissione al consumo in Italia delle predetta imbarcazione.

Il Tribunale ha rigettato il ricorso della società avverso il provvedimento con il quale il Giudice delle indagini preliminari aveva attuato il provvedimento di sequestro preventivo finalizzato alla confisca dell’imbarcazione di diporto della società; i giudici del merito in riferimento alla confiscabilità dell’imbarcazione hanno escluso la tesi sostenuta della buona fede della società ricorrente, attraverso il suo legale rappresentante dell’epoca (diverso dall’attuale), nella complessa operazione di importazione.



La normativa sulla responsabilità amministrativa ex D.Lgs. 231/2001

Il decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231 (di seguito nel testo anche “decreto 231”), ha introdotto nell’ordinamento italiano la responsabilità degli enti per gli illeciti conseguenti alla commissione di un reato.

Si tratta di un sistema di responsabilità autonomo, caratterizzato da presupposti e conseguenze distinti da quelli previsti per la responsabilità penale della persona fisica.

In particolare, l’ente può essere ritenuto responsabile se, prima della commissione del reato da parte di un soggetto ad esso funzionalmente collegato, non aveva adottato ed efficacemente attuato modelli di organizzazione e gestione idonei a evitare reati della specie di quello verificatosi.

Quanto alle conseguenze, l’accertamento dell’