La fatturazione delle operazioni in regime di extraterritorialità, in talune ipotesi (ma non sempre) trova applicazione il meccanismo del reverse charge

di Nicola Forte

Pubblicato il 20 gennaio 2015

l'obbligo di fatturazione è previsto anche per le prestazioni poste in essere da soggetti passivi stabiliti in Italia in extraterritorialità, cioè per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi poste in essere al di fuori del territorio dello Stato: in questo caso in talune ipotesi (ma non sempre) trova applicazione il meccanismo del reverse charge

L’emissione della fattura rappresenta un presupposto essenziale per il corretto funzionamento dell’imposta sul valore aggiunto. A seguito dell’emissione di tale documento il soggetto cedente e/o prestatore esercita la rivalsa addebitando il tributo ai sensi dell’art. 18 del D.P.R. n. 633/1972. A sua volta il cessionario o committente, una volta ricevuto il documento esercita il diritto alla detrazione. La detrazione del tributo, resa possibile a seguito dell’imposta sul valore aggiunto distintamente indicata nella fattura ricevuta, rende il tributo neutrale. Fatte salve specifiche cause di indetraibilità (di tipo soggettivo e oggettivo) l’unico soggetto “inciso” è il consumatore finale.

L’obbligo di fatturazione è previsto anche per le prestazioni poste in essere da soggetti passivi stabiliti in Italia in extraterritorialità, cioè per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi poste in essere al di fuori del territorio dello Stato. In questo caso in talune ipotesi (ma non sempre) trova applicazione il meccanismo del reverse charge.

Dal 1 gennaio 2010 i soggetti passivi stabiliti in Italia, che ef