Modello CVS ed investimento in aree svantaggiate

di Roberta De Marchi

Pubblicato il 11 ottobre 2014

per usufruire del credito d'imposta relativo ad investimenti effettuati in aree svantaggiate era necessario inviare il modello CVS nei termini di legge, a pena di nullità dell'agevolazione

Con la sentenza n. 17671 del 6 agosto 2014 (ud. 30 maggio 2014) la Corte di Cassazione, confermando l’indirizzo precedente e ormai consolidato, ha affermato che per usufruire dell’agevolazione per gli investimenti in aree svantaggiate, è obbligatorio, a pena di decadenza, l’invio del CVS.



La sentenza

Per la Corte, “l'imprenditore ammesso a beneficiare, ai sensi della L. 23 dicembre 2000, n. 388, art. 8, dei contributi, concessi sotto forma di credito d'imposta, per l'effettuazione di nuovi investimenti nelle aree svantaggiate del Paese, decade da tale beneficio ove abbia omesso di presentare (come previsto dalla L. 27 dicembre 2002, n. 289, art. 62, comma 1, lett. e) nel termine del 28 febbraio 2003, la comunicazione telematica avente ad oggetto le informazioni sul contenuto e la natura dell'investimento effettuato (cosiddetto modello CVS) essendo il suddetto termine previsto dall'art. 62 cit. a pena di decadenza (Cass. n. 3578/2009; Cass. 164421/09). Nè assume alcun rilievo la circostanza che il provvedimento del Direttore sia stato emesso in data tale da non consentire al contribuente di disporre, rispetto alla predetta scadenza, del termine di sessanta giorni previsto, in via generale dalla L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 3 (cd. Statuto del contribuente) per le norme che introducono adempimenti tributari, in quanto l'interessato è stato posto nella situazione giuridica di oggettiva conoscibilità della scadenza del termine per adempiere al suo onere di comunicazione fin dal 13 novembre 2002, data di pubblicazione del D.L. n. 253 del 2002: il predetto termine legislativamente stabilito, non è comunque superabile con una diversa previsione temporale di natura amministrativa (Cass. n. 19127/10)”.



Brevi indicazioni

Come è noto, dopo l’intervento della Corte Costituzionale, che con ordinanza n. 185 del 26 giugno 2009 (ud. del 22 giugno 2009) ha dichiarato manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 62, c. 1, lett. a, della L. 27 dicembre 2002, n. 289, sollevata in riferimento agli artt. 3 e 97 Cost., l’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 55/E del 23 dicembre 2009 aveva già fornito ai propri uffici le direttive da seguire, in particolare sulla problematica legata all’assenza o tardivo invio del CVS.

L’art. 62, c. 1, lett. a, della legge n. 289 del 2002, nella parte in cui stabilisce il termine ultimo entro cui effettuare, a pena di decadenza dall’agevolazione, la comunicazione dei dati relativi alla fruizione del credito di imposta previsto dalla legge n. 388 del 2000, ha superato più volte il vaglio di legittimità costituzionale (cfr. ordinanze della Corte costituzionale n. 124 del 24 marzo 2006, n. 180 del 7 giugno 2007 e n. 185 del 26 giugno 2009).

Nella giurisprudenza di legittimità si è affermato un indirizzo favorevole all’Amministrazione finanziaria, che conferma la decadenza dal diritto al credito di imposta di cui all’art. 8 della legge n. 388 del 2000 in caso di omessa o ritardata presentazione del modello CVS (cfr. sentenze della Corte di cassazione n. 3578 del 13 febbraio 2009 e n. 19627 dell’11 settembre 2009).

Come detto, la Corte costituzionale ha più volte confermato la costituzionalità dell’art. 62, c. 1, lett. a, della legge n. 289 del 2002, nella parte in cui prevede il termine entro cui effettuare, a pena di decadenza dall’agevolazione, la comunicazione dei dati relativi alla fruizione dei crediti di imposta di cui alla legge n. 388 del 2000.

  • Con l’ordinanza n. 124 del 2006, la Consulta ha dichiarato manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale della sopra citata disposizione, in riferimento all’art. 3 della Costituzione, sul motivo che “la norma censurata non dispone per ilpassato, ma fissa per il futuro un obbligo di comunicazione di dati a penadi ‘decadenza dal contributo’, a nulla rilevando che tale decadenza abbia adoggetto un contributo già conseguito”. In tale occasione, la Corte costituzionale ha avuto modo di affermare, tra l’altro, che “non èirragionevole che il mancato rispetto del termine fissato per lacomunicazione dei dati stessi sia sanzionato, indipendentementedall’effettiva sussistenza dei requisiti per fruire dell’agevolazione, conla ‘decadenza dal contributo’ automaticamente conseguito”, in quanto “talesanzione è diretta a garantire il rilevante interesse pubblico all’immediatadisponibilità dei dati non ricavabili dalla dichiarazione dei redditiall’epoca presentata, ma necessari allo svolgimento sia di uniformi edorganiche politiche di incentivazione, sia di più agevoli e solleciticontrolli sulla spettanza del contributo”.

  • Con l’ordinanza n. 180 del 2007, la Consulta ha confermato la legittimità della norma in parola sia in riferimento all’art. 24 Cost. (sul presupposto che il termine fissato dall’art. 62 della legge n. 289 del 2002, non avendo natura processuale, è estraneo all’ambito di tutela del diritto di difesa) sia in riferimento all’art. 97 della Costituzione, in ragione della già accertata natura irretroattiva della norma censurata.

  • Con l’ordinanza n. 185 del 2009, la Corte costituzionale, confermando la legittimità dell’art. 62 della legge n. 289 del 2002, ha osservato, tra l’altro, che “la sollecitaacquisizione di dati esaurienti assume una speciale importanza in relazionealle imprese che hanno già conseguito in via automatica il contributo … che… avevano fornito all’amministrazione finanziaria, con la dichiarazione deiredditi, soltanto quei pochi dati richiesti all’epoca per far valere ilcredito di imposta; con la conseguenza che esse potevano essere assoggettatesolo agli eventuali controlli della dichiarazione previsti in viaordinaria”.



La stessa Corte di Cassazione ha più volte affermato che, in caso di omessa o tardiva presentazione del modello CVS contenente i dati relativi all’investimento effettuato, si verifica la perdita del beneficio di cui all’art. 8 della legge n. 388 del 2000.

  • Con la sentenza n. 3578 del 13 febbraio 2009, la Suprema Corte ha ritenuto che “una volta scaduto con il 28 febbraio 2003 il termineper la presentazione del modello, dal qual