Il calcolo dell’imposta evasa qualora siano stati constatati reati fiscali

di Gianfranco Antico

Pubblicato il 29 ottobre 2014

soprattutto ai fini della contestazione o meno di reati tributari, diventa fondamentale definire correttamente il calcolo dell'imposta eventualmente evasa dal contribuente: le regole

La Corte di Cassazione, con la sentenza 23 settembre 2014, n. 38684 interviene per chiarire le modalità di calcolo dell’imposta evasa, confermando che “il reato di cui all'art. 5 d.lgs. n. 74 del 2000 è integrato solo ove abbia determinato una evasione di imposta pari (ratione temporis) a euro 77.468,53 e che, per 'imposta evasa', deve intendersi l'intera imposta dovuta, da determinarsi, tenuto conto, delle risultanze probatorie acquisite nel processo penale, sulla base della contrapposizione tra ricavi e costi d'esercizio fiscalmente detraibili, in una prospettiva di prevalenza del dato fattuale reale rispetto ai criteri di natura meramente formale che caratterizzano l'ordinamento tributario (Sez. 3, n. 21213 del 26/02/2008, De Cicco, Rv. 239983)”.

Ne consegue per la Corte che, “per la determinazione dell'imposta evasa ai fini della configurabilità del reato di omessa dichiarazione di cui all'art. 5, d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74, deve tenersi conto anche degli elementi negativi del reddito, a condizione che siano legittimante detraibili, spettando esclusivamente al giudice penale il compito di accertare e determinare l'ammontare dell'imposta evasa, da intendersi come l'intera imposta dovuta, attraverso una verifica che può venire a sovrapporsi ed anche entrare in contraddizione con quella eventualmente effettuata dinanzi al giudice tributa