IVA e TIA, analisi della giurisprudenza

di Ignazio Buscema

Pubblicato il 18 settembre 2014

data la non assoggettabilità della TIA ad IVA è nato un notevole contenzioso per il rimborso dell'IVA indebitamente applicata; ecco un'analisi della giurisprudenza aggiornata: le controversie instaurate dagli utenti del servizio, le controversie instaurate dai prestatori del servizio

Natura giuridica

La tariffa di igiene ambientale è prevista dall’art. 49 del D.Lgs. n. 22 del 1997 (cd. TIA1). Detto prelievo presenta tutte le caratteristiche del tributo, costituendo una mera variante della tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani di cui al D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507, e conservandone la qualifica tributaria, con la conseguenza che le relative controversie sono devolute alla cognizione delle Commissioni tributarie1. Le controversie aventi ad oggetto la debenza della Tia hanno natura tributaria2 e la loro attribuzione alla cognizione delle Commissioni tributarie, ad opera dell'art. 2, c. 2, del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, non si pone in contrasto con gli artt. 25, c. 1, e 102, c. 2, Cost., nonché con la VI disposizione transitoria della Costituzione. (Corte cost. Sent., 24-07-2009, n. 238)3.



Estraneità della TIA1 all’ambito di applicazione dell’Iva

Dalla predetta tariffa va distinta la tariffa integrata ambientale introdotta dall’art. 238 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 che è applicabile a partire dal 2010 (cd. TIA2)4. L’art. 14, c 33, del DL 31 maggio 2010, n. 78 ha espressamente previsto che le disposizioni di cui all’art. 238 del D.Lgs. n. 152 del 2006 “si interpretano nel senso che la natura della tariffa ivi prevista non è tributaria. Le controversie relative alla predetta tariffa … rientrano nella giurisdizione dell’autorità giudiziaria ordinaria5.

Secondo l’orientamento del giudice di legittimità (sentenza n. 3294/2012; Cassazione a Sezioni Unite ordinanza n. 14903/2010 e sentenza n. 25929/2011; prima sezione civile sentenza n. 2320 del 17 febbraio 2012) con l'art. 14, c. 33, D.L. n. 78 del 2010, l'Amministrazione, che ha elaborato il provvedimento, intendeva sottoporre ad IVA le somme versate, in passato, a titolo di TIA1. Se questa era l'intenzione, l'intentio legislatoris non si è tradotta in una voluntas legis, cioè in un contenuto normativo adeguato. Ne consegue che il disposto del D.L. 78 citato riguarda direttamente solo la TIA2 e tale disposizione “ha carattere innovativo, o - meglio - istituisce una tariffa che nell'intenzione del legislatore dovrebbe essere ontologicamente diversa rispetto alla 'prima Tia'”.

La TIA1, in quanto avente natura tributaria, non è soggetta ad IVA dal momento che tale imposta deve colpire una qualche capacità contributiva che si manifesta quando un soggetto acquisisce beni o servizi versando un corrispettivo, non quando paga un'imposta, sia pure "mirata" o "di scopo" cioè destinata a finanziare un servizio da cui trae beneficio il soggetto stesso. Sono soggette all'IVA solo le prestazioni di servizi "verso corrispettivo" e non quelle finanziate mediante imposte. Le conclusioni dell'Amministrazione finanziaria sono il “frutto di una forzatura logica del tutto inaccettabile” (sentenza n. 3756/2012 della Corte di Cassazione).Sotto il profilo della logicità non è dato comprendere in qual senso possa minimamente sostenersi l'identità tra situazioni in successione tra loro “(dovrebbe far parte del comune patrimonio logico-cartesiano che, se A succede a B, A e B non sono la stessa cosa)”. E’ configurabile6 la non applicabilità dell'IVA alla TIA1 in considerazione della “pacifica natura tributaria” della medesima, della mancanza di disposizioni legislative che espressamente assoggettano a IVA le prestazioni del servizio di smaltimento dei rifiuti e della “irrilevanza di diverse prassi amministrative, posto che la natura tributaria della tariffa va desunta dalla sua complessiva disciplina legislativa, e non da dette eventuali distorte prassi7.



Tipologie di controversie

Le controversie in ordine all’applicazione dell’IVA sulla tariffa di igiene ambientale, prevista dall’art. 49 del D.Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22 (TIA1), sono riconducibili alle seguenti tipologie :

  • controversie instaurate innanzi al giudice ordinario dagli utenti del servizio nei confronti del prestatore al fine di ottenere la restituzione dell’IVA corrisposta sulla TIA1 al prestatore medesimo, il quale si costituisce in giudizio formulando la chiamata in causa dell’Agenzia delle entrate.

  • controversie instaurate innanzi al giudice tributario dagli utenti o dal prestatore del servizio nei confronti dell’Agenzia delle entrate avverso il diniego di rimborso dell’IVA corrisposta sulla TIA1;



Controversie instaurate dagli utenti del servizio

Sussiste un preciso orientamento (Corte di cassazione ordinanza 14 giugno 2010, n. 14264), secondo cui in tema diIVA, una corretta lettura del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, artt. 17 e 18,consente di identificare nel cedente del bene (o nel prestatore del servizio) ilsoggetto legittimato a pretendere il rimborso dall’amministrazione finanziaria edeventualmente obbligato a restituire al cessionario (o al committente) la sommapagata a titolo di rivalsa, infatti, i tre rapporti che discendono dal compimento dell’operazione imponibile (tra l’amministrazione finanziaria e il cedente, relativamente al pagamento dell’imposta; tra il cedente ed il cessionario, in ordine alla rivalsa; tra l’amministrazione ed il cessionario, per ciò che attiene alla detrazione dell’imposta assolta in via di rivalsa), pur essendo collegati, non interferiscono tra loro.

Ne consegue che il cedente non può opporre al cessionario (il quale agisca in restituzione) l’avvenuto versamento dell’imposta, che il cessionario non può opporre all’amministrazione (che escluda la detrazione) che l’imposta è stata assolta in via di rivalsa e versata all’amministrazione medesima, e, infine, che solo il cedente ha titolo ad agire per il rimborso nei confronti dell’amministrazione, la quale, pertanto, essendo estranea al rapporto tra cedente e cessionario, non può essere tenuta a rimborsare direttamente a quest'ultimo quanto dallo stesso versato in via di rivalsa.In ordine alle controversie concernenti i dinieghi degli Uffici delle Entrate alle richieste di rimborso dell’IVA avanzate dagli utenti del servizio è configurabile il difetto di legittimazione attiva del ricorrente.



Controversie instaurate dai prestatori del servizio

Con riguardo, alle controversie tra prestatore del servizio e Agenzia delle Entrate per il rimborso dell’IVA versata8, le stesse rientrano nella cognizione del giudice tributario, in quanto attengono al rapporto tributario tra il soggetto passivo del tributo e l’Amministrazione9.



Controversie instaurate innanzi al giudice ordinario dall’utente finale nei confronti dell’utilizzatore del servizio

Secondo un orientamento10 della giurisprudenza di legittimità (sezioni unite della Corte di cassazione ordinanze 24 giugno 2011, n. 13911; 27 ottobre 2011, n. 22381e 13 giugno 2012, n. 9597) quando la controversia, avente per oggetto la legittimità del diritto di rivalsa esercitato dal gestore del servizio di riscossione della tariffa comunale di igiene ambientale (Tia) per l'Iva applicata su tale tariffa a carico dell'utente finale, non riguarda un provvedimento impugnabile soltanto dinanzi al giudice tributario, il giudice ordinario si riappropria della giurisdizione, a nulla rilevando che la composizione della lite debba passare attraverso l'interpretazione di una norma tributaria. (Cass. civ. Sez. Unite Ordinanza, 28-01-2011, n. 2064)11.

Una volta eliminato qualunque dubbio sulla applicabilità dell'IVA alla TIA1, sussiste per i contribuenti-consumatori di accedere al rimborso dell'IVA indebitamente applicata sulle bollette o fatture relative alla TIA1. Peraltro, in caso di mancato rimborso (spontaneo) le Sezioni Unite della Corte di Cassazione (ordinanza n. 2064 del 28 gennaio 2011) hanno confermato che competente alla cognizione della lite per il recupero dell'IVA è il giudice ordinario, in sintonia con l'orientamento per cui spetta a tale autorità giudiziaria giudicare in ordine alle domande proposte dal consumatore finale nei confronti del professionista o dell'imprenditore che abbia effettuato la cessione del bene o la prestazione del servizio per ottenere la restituzione delle maggiori somme addebitatagli in via di rivalsa, e ciò anche quando il debito IVA venga totalmente