L'accertamento anticipato è sempre nullo!

Ogni cittadino ha il diritto di essere ascoltato prima che nei suoi confronti venga adottato un provvedimento individuale che gli rechi pregiudizio.

Questo è il principio sulla base del quale deve essere garantito e assicurato, nella procedura di formazione della pretesa tributaria, il preventivo contraddittorio con il contribuente.

Le fonti normative di tale principio sono l’articolo 97 della Costituzione Italiana, gli articoli 41, 47 e 48 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, mentre l’articolo 12 della legge dello statuto del contribuente si pone come norma prettamente attuativa del principio in trattativa1.

E’ sulla base delle considerazioni sopra esposte che non vi è assolutamente alcun dubbio che il preventivo contraddittorio necessario, costituisca fase imprescindibile della procedura di accertamento e formazione della pretesa tributaria che non può sopportare alcuna compressione, perché attuazione ed espressione di un principio generale a cui corrisponde un diritto fondamentale la cui protezione deve essere assoluta.

Ne deriva che, il contraddittorio preventivo deve essere assicurato in ogni azione amministrativa di controllo e verifica a nulla rilevando che essa sia esercitata presso il contribuente mediante un accesso ovvero presso l’ufficio mediante una verifica a tavolino.

Non appare condivisibile l’orientamento interpretativo di chi sostiene un’applicazione differenziata del principio esposto a seconda della modalità di accertamento scelta dall’amministrazione, espressione della assoluta non comprensione dei fondamentali su cui è radicato lo stesso principio che è attuazione del “contraddittorio necessario preventivo”.

La giurisprudenza, ancorché con qualche isolato e stonato differente canto, è unanime nell’affermare che, l’atto di accertamento notificato prima del decorso del termine di 60 giorni dalla data di conclusione dell’attività di verifica è sempre nullo, fatto salvo il caso in cui l’agenzia delle entrate dia dimostrazione della sussistenza di una circostanza di “particolare e motivata urgenza”, e la stessa giurisprudenza è orientata nel ritenere che, tale fase del procedimento di formazione della pretesa tributaria sia richiesta a pena di validità della stessa anche per le ipotesi di verifica estratte senza accesso presso il contribuente.

Inoltre, non vi è alcun dubbio nel ritenere che la particolare e motivata urgenza NON possa trovare il suo lido nella scadenza del termine di decadenza per l’accertamento. La Cassazione in sezioni unite (18184 del 29 luglio 2013) e le recentissime Sentenze della Cassazione (Cass. del 26 giugno 2014 n 14575, Cass del 29 marzo 2014 n. 7315), hanno ribadito un indirizzo della giurisprudenza di legittimità che deve essere considerato consolidato e secondo il quale: “l’eventualità di evitare una decadenza non può integrare di per sé, contrariamente a quanto sostenuto dall’amministrazione finanziaria, la ragione di urgenza contemplata dalla l. 212 del 2000, art. 12 comma 7, in quanto le ragioni di urgenza non possono derivare da profili o DEFICIENZE organizzative tutte interne all’amministrazione procedente. Una ragione di urgenza, intanto, è valida e idonea a giustificare l’anticipata emissione del provvedimento in quanto sia specifica e particolare, vale a dire propriamente riferita al contribuente o al rapporto tributario di cui si tratta, non già all’assetto organizzativo dell’amministrazione che procede”.

L’interesse del contribuente al contraddittorio preventivo (necessario) non può essere degradato ad eventualità soggetta alla discrezione con la quale l’amministrazione finanziaria programma le proprie attività istituzionali, discrezione rispetto alla quale certamente non compete al cittadino alcun metro di valutazione ma dall’inidoneo esercizio della quale è da escludersi che il cittadino abbia ragione di restare pregiudicato.

In altri termini: le conseguenze di deficit organizzativi della Pubblica amministrazione non possono ridondare…

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