Elementi del PVC da riportare nell’accertamento; è illegittimo l’avviso di accertamento privo degli elementi essenziali della pretesa contenuti nel PVC

di Francesco Buetto

Pubblicato il 31 maggio 2014

se la motivazione del provvedimento amministrativo d'imposizione tributaria è redatta con rinvio ad un'altra dichiarazione amministrativa: a) questa dev'essere allegata, oppure b) della dichiarazione richiamata e non allegata si devono riprodurre gli elementi – oggetto, contenuto e destinatari - necessari e sufficienti per la motivazione del provvedimento rinviante

Con l’ordinanza n. 7493 del 31 marzo 2014 la Corte di Cassazione ha ritenuto illegittimo l’avviso di accertamento notificato alla curatela, privo degli elementi essenziali della pretesa contenuti nel PVC notificato all’amministratore della società e mai alla curatela.

 

Il pensiero della Suprema Corte 

La Suprema Corte si è così espressa.

  • la giurisprudenza di codesta Corte ha escluso che l’astratta conoscibilità dell'atto non allegato al provvedimento possa costituire utile surrogato dell’omissione: in termini si veda Cass. Sez. 5, Sentenza n. 18532 del 10/08/2010, secondo la quale: 'In tema di imposta di registro, l'avviso di liquidazione emesso ex art. 54, comma 5, del d.P.R. n. 131 del 1986 che indichi soltanto la data e il numero della sentenza civile oggetto della registrazione, senza allegarla, è illegittimo, per difetto di motivazione, in quanto l'obbligo di allegazione, previsto dall’art. 7 della legge n. 212 del 2000, mira a garantire al contribuente il pieno ed immediato esercizio delle sue facoltà difensive, laddove, in mancanza, egli sarebbe costretto ad una attività di ricerca, che comprimerebbe illegittimamente il termine a sua disposizione per impugnare'";

  • avendo la parte qui ricorrente trascritto nel ricorso per cassazione (peraltro con modalità di sostanziale il leggibilità) la sola motivazione del provvedimento di accertamento ma non anche la motivazione del PVC, non è possibile che si intenda se effettivamente il predetto avviso contenga la riproduzione del contenuto essenziale del PVC richiamato, al fine di valutare se sia applicabile il principio enunciato tante volte da codesta Corte (per tutte, si veda Cass. Sez. 5, Sentenza n. 8504 del 09/04/2010) secondo il quale il rigore dell’enunciato dell’art.7 può considerarsi attenuato alla luce della ratio sottesa a detta norma”.

Il Collegio rileva, altresì, che “l’avviso di accertamento emesso nei confronti di un fallito coinvolge interessi autonomi e spesso divergenti, da un canto della curatela siccome interprete di quelli della massa dei creditori, d’altro canto personali del fallito, interessi tanto differenziati che è stato più volte ribadito dalla Corte che se il diritto di impugnazione spetta in primo luogo al curatore, tuttavia anche il fallito è legittimato ad esercitare l’impugnazione, sia pure nei casi e con i limiti che sono precisati da un articolato dibattito giurisprudenziale (in termini si veda, esemplificativamente, Cass. Sent. n. 17687 del 19 luglio 2013; Cass. n.6476 del 19 marzo 2007; Cass. 6 febbraio 2009, n. 2910)”.

Prosegue la Corte: “se il subentro nella legittimazione processuale e sostanziale comporta - indubbiamente- che siano opponibili alla curatela gli atti formati nei confronti della società in bonis (mentre dopo la dichiarazione di fallimento gli ulteriori atti del procedimento tributario debbono indicare quale destinataria la procedura fallimentare e quale legale rappresentante della stessa il curatore), tutt’altra questione è quella concernente la necessaria allegazione all’avviso di accertamento notificato alla curatela del verbale di constatazione notificato al contribuente in bonis, vicenda che attiene non già alla questione della opponibilità degli atti ma bensì a quella della realizzazione della funzione tipica della motivazione dell’avviso di accertamento la cui fi