Niente diritto di regresso della società di persone nei confronti del socio

Nell’ipotesi che la società in nome collettivo abbia già provveduto al pagamento dei debiti sociali non può chiedere, ad un suo socio, in via di regresso il pagamento del debito in base alla sua quota di percentuale posseduta; la Corte di Cassazione con la sentenza n. 6239 del 20 marzo 2014, ha respinto il ricorso della società perché solo i creditori e non l’ente possono agire nei confronti dei singoli soci, per il pagamento dei debiti sociali verso i terzi.

La vicenda

Una società di persone ha proposto ricorso contro un suo socio avverso la sentenza del 2008 con la quale la Corte d’appello aveva accolto il ricorso dello stesso socio, per i fatti che di seguito si espongono.

La società aveva denunciato davanti al Tribunale un suo socio che rimasto nella s.n.c. sino alla cessione della quota di sua appartenenza in favore di un altro soggetto con atto del 18 dicembre 2000; nell’atto di cessione si era stabilito che il socio cedente sarebbe rimasto responsabile illimitatamente, e in solido con l’altro socio della s.n.c., sino alla data del 31 dicembre 2000.

Avendo la società maturato per il periodo sino alla predetta data debiti verso terzi per oltre 35 milioni delle vecchie lire, ha chiesto la condanna del socio cedente al pagamento della quota di sua spettanza pari alla metà del debito.

Il socio a tale richiesta si è opposto facendo opposizione della domanda e in via riconvenzionale la condanna della società attrice a corrispondergli gli utili maturati sino al 31 dicembre 2000 pari poco più di 43 milioni delle vecchie lire.

La domanda della società di persone è stata accolta dal Tribunale con sentenza del maggio 2005; il socio cedente ha proposto appello insistendo per l’accoglimento della domanda riconvenzionale e deducendo l’erronea interpretazione dell’art. 5, dal contratto di cessione della quota e dell’art. 2291 c.c. e la mancanza di prova delle sopravvenienze passive e della loro riconducibilità al periodo precedente al 31 dicembre 2000.

La Corte di Appello su ricorso del socio cedente, ha affermato, limitatamente alla richiesta di rigetto della domanda introduttiva del giudizio, che i creditori sociali, e non la società, possono agire nei confronti dei soci facendo valere la loro responsabilità personale e illimitata.

La società di persone è ricorsa in Cassazione.

I motivi del ricorso

Tra i principali motivi del ricorso in Cassazione la società deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 2267 c.c. e delle altre norme preposte a tutela dei creditori sociali che non consentono alla società di persone che ha pagato i creditori sociali di agire, a mezzo del proprio legale rappresentante, in regresso verso i singoli soci pro-quota.

Con il secondo motivo di ricorso si deduce violazione e falsa applicazione delle norme di diritto che consentono alla società che ha pagato di agire nei confronti del socio che non ha pagato in proporzione del valore della propria quota.

La responsabilità solidale e illimitata del socio

L’art. 2291 c.c. afferma che nella società in nome collettivo tutti i soci rispondono solidalmente e illimitatamente per le obbligazioni sociali. Il patto contrario non ha effetto nei confronti dei terzi.

La società in nome collettivo è la forma più elementare di società commerciale; quella che più comunemente assume l’impresa individuale che si trasforma in società. È uno spirito di reciproca fiducia basata sui vincoli della parentela o dell’amicizia che lega i soci della collettività; l’alea degli affari sociali coinvolge tutti i beni di tutti i soci, essa non può essere affrontata senza che una continua collaborazione si svolga fra i compartecipi all’impresa.

Il socio di s.n.c., ancorché abbia ceduto la sua quota, risponde solidalmente ed illimitatamente delle obbligazioni sociali, qualunque siano, sino alla data di cessione, dovendosi, tra l’altro, tener conto che le omesse fatturazioni e la mancata conservazione di bolle di accompagnamento…, sono riferibili al periodo in cui il ricorrente…

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