La liquidazione della dichiarazione non richiede l'avviso bonario

nonostante la previsione dello Statuto del Contribuente, in caso di liquidazione a debito di una dichiarazione per mero omesso versamento, il Fisco può inviare direttamente la cartella esattoriale perchè in tal caso non è necessario contraddittorio

Con l’ordinanza n. 459 del 13 gennaio 2014 (ud. 5 dicembre 2013) la Corte di Cassazione ha confermato che “in tema di riscossione delle imposte, la L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 6, comma 5, non impone l’obbligo del contraddittorio preventivo in tutti i casi in cui si debba procedere ad iscrizione a ruolo, ai sensi del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 36 bis, ma soltanto ‘qualora sussistano incertezze su aspetti rilevanti della dichiarazione’, situazione, quest’ultima, che non ricorre nel caso in cui nella medesima vi sia un mero errore materiale, che è l’ipotesi tipica disciplinata dall’art. 36 bis citato, poichè in tal caso non v’è necessità di chiarire nulla e, se il legislatore avesse voluto imporre il contraddittorio preventivo in tutti i casi di iscrizione a ruolo derivante dalla liquidazione dei tributi, non avrebbe indicato quale presupposto di esso l’incertezza riguardante ‘aspetti rilevanti della dichiarazione’, come nella specie (Cfr. anche Cass. Ordinanza n. 7536 del 31/03/2011, Sentenza n. 795 del 2011). D’altronde non v’è chi non veda la totale inutilità dell’adempimento, posto che l’iscrizione a ruolo delle imposte dichiarate dalla stessa parte costituiva atto dovuto (V. pure Cass. Sentenza n. 795 del 14/01/2011)”.

Brevi considerazioni e passaggi giurisprudenziali

La sentenza che si annota (che va sulla scia di un orientamento ormai costante) rileva, come peraltro già avvenuto nella sentenza della Cassazione n. 795/2011, l’inutilità dell’adempimento nelle ipotesi imposte dichiarate e non versate, facendolo correttamente rientrare per l’ufficio nell’atto dovuto.

Come è noto, l’art. 6, comma 5, della legge n. 212/2000 – prevede che prima di procedere alle iscrizioni a ruolo derivanti dalla liquidazione dei tributi risultanti dalle dichiarazioni, qualora sussistano incertezze su aspetti rilevanti della dichiarazione, l’amministrazione finanziaria deve invitare il contribuente, a mezzo del servizio postale o con mezzi telematici, a fornire chiarimenti o a produrre i documenti mancanti entro un termine congruo e comunque non inferiore a trenta giorni dalla ricezione della richiesta. La disposizione si applica anche qualora, a seguito della liquidazione, emerga la spettanza di un minore rimborso di imposta rispetto a quello richiesto. La disposizione non si applica nell’ipotesi di iscrizione a ruolo di tributi per i quali il contribuente non è tenuto ad effettuare il versamento diretto. Sono nulli i provvedimenti emessi in violazione delle disposizioni di cui al presente comma “.

Già con la sentenza n. 17396 del 23 luglio 2010 la Corte di Cassazione aveva ritenuto, nelle ipotesi di liquidazione della dichiarazione, non necessaria la preventiva comunicazione d’irregolarità, considerato che la norma lo impone solo qualora il controllo  automatico della dichiarazione riveli “un risultato diverso rispetto a quello  indicato nella dichiarazione“, mentre “nel caso di specie, invece, l’Ufficio non era di  fronte  ad  un  risultato  diverso  da  quello indicato in dichiarazione e, pertanto, s’è limitato a iscrivere a  ruolo  le somme che lo stesso contribuente aveva dichiarato ma non versato“.  Infatti, i dati  contabili  risultanti  dalla  liquidazione automatica “si  considerano,  a  tutti  gli  effetti,  come  dichiarati  dal contribuente”.

In senso conforme si era attestata la Suprema Corte con la sentenza n. 26316 del 29 dicembre 2010 (ud. del 24 novembre 2010) che ha ritenuto che “Le norme di natura procedimentale della L. 27 luglio 2000, n. 21 (Statuto dei diritti del contribuente), che rendono obbligatorio l’interpello del contribuente in caso di liquidazione di tributi in base alla dichiarazione e in caso di incertezze (art. 6, comma 5) e la sua informazione solo in caso di irrogazione di sanzioni (art. 6, comma 2), non hanno efficacia retroattiva e, pertanto, non possono trovare applicazione con riferimento all’attività accertativa dell’amministrazione finanziaria relativa a precedenti anni…

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