Il rifiuto del contribuente al contraddittorio fa vincere il Fisco

di Gianfranco Antico

Pubblicato il 12 marzo 2014

il contribuente che non risponde al questionario e, implicitamente, rifiuta il contraddittorio rende debole la sua posizione processuale di fronte ad un accertamento basato sugli studi di settore

Con l’ordinanza n. 3302 del 13 febbraio 2014 la Corte di Cassazione ha legittimato l’accertamento a mezzo studi di settore, nell’ipotesi in cui il contribuente non risponde al questionario e rifiuta l’invito al contraddittorio.

 

Il processo

L'Agenzia delle entrate propone ricorso per cassazione avverso la sentenza della commissione tributaria regionale che ha accolto l'appello di parte.

In particolare – si legge negli atti – che “ il giudice di secondo grado osservava che gli atti impositivi si basavano sugli studi di settore, che tuttavia non potevano essere seguiti, atteso che le dichiarazioni dei redditi del contribuente, che esercita l'attività di intermediario di commercio di tessili e articoli di cuoio, richiamavano i Mod. 770 delle ditte committenti, e che perciò costituivano documentazione già in possesso dell'agenzia, senza che pertanto la mancata risposta al questionario, ovvero la non produzione dei documenti, potessero rilevare ai fini della ricostruzione dei ricavi e compensi”.

Col motivo addotto a sostegno del ricorso l’Amministrazione finanziaria deduce la violazione di norma di legge, “ in quanto la CTR non considerava che il contribuente non aveva risposto al questionario, né aveva ottemperato all'invito al contraddittorio, sicché l'accertamento mediante il criterio dello studio di settore non poteva non scattare, senza che alcuna documentazione specifica fosse stata mai prodotta dall'interessato a sostegno del suo assunto”.

I motivi della decisione

Per la Corte il motivo è fondato. “ Invero l'argomento, secondo cui l'amministrazione fosse già in possesso della documentazione è molto vago, ed inoltre irrilevante, ove si consideri che i Mod. 770 delle ditte committenti al limite avrebbero anche potuto essere non del tutto attendibili, sicché era preciso onere dell'inciso fornire la prova dello scostamento consistente del reddito rispetto allo studio di settore, alla luce delle sue inadempienze di cui sopra in sede amministrativa. Infatti, com'è noto, in tema di accertamento induttivo dei redditi, l'Amministrazione finanziaria può - ai sensi dell'art. 39 del d.P.R. n. 600 del 1973 - fondare il proprio accertamento sia sull'esistenza di gravi incongruenze tra i ricavi, i compensi ed i corrispettivi dichiarati e quelli desumibili 'dalle caratteristiche e dalle condizioni di esercizio dell'attività svolta', sia sugli studi di settore, come nella specie, ne