La verifica è nulla in assenza delle ragioni che l’hanno determinata

quando viene iniziata la verifica, il contribuente ha diritto di essere informato delle ragioni che l’abbiano giustificata e dell’oggetto che la riguarda: cosa succede se non esiste motivazione sottostante alla verifica in essere?

Il principio del contraddittorio endoprocedimentale, elevato dalle Sezioni Unite a criterio guida delle attività di verifica fiscale, riverbera i suoi effetti non soltanto sulla questione ormai nota dell’accertamento anticipato, oggetto del recente arresto del Supremo Consesso (SS.UU. 18184/2013), ma anche su altri aspetti peculiari dell’attività ispettiva disciplinata dalle norme dello Statuto del Contribuente. È il caso, ad esempio, della disposizione di cui all’articolo 12, comma 2, della legge 212/2000, secondo cui il contribuente, tra l’altro, “ha il diritto di essere informato delle ragioni” che hanno determinato la verifica.

L’accertamento ante tempus ed il contraddittorio

Come ormai noto, le Sezioni Unite si sono definitivamente pronunciate sulla vexataquaestio della legittimità dell’accertamento anticipato, stabilendo sostanzialmente che la violazione dell’articolo 12, comma 7, dello Statuto del Contribuente (legge 212/2000) – in base al quale al soggetto verificato è concessa la facoltà di formulare osservazioni entro sessanta giorni dal rilascio del PVC, e prima del decorso di tale termine, quindi, non può essere emesso l’atto impositivo – comporta la nullità del successivo avviso di accertamento in assenza delle ragioni di motivata urgenza previste dalla norma.

Più precisamente, la Suprema Corte ha osservato che, nell’ambito delle norme statutarie, l’articolo 12 assume una rilevanza del tutto peculiare, in ragione del suo oggetto (Diritti e garanzie del contribuente sottoposto a verifiche fiscali) e delle finalità perseguite. L’incipit del comma 7, in particolare, nel richiamare il “rispetto del principio di cooperazione tra amministrazione e contribuente”, qualifica chiaramente la norma come espressiva dei principi di “collaborazione” e “buona fede”, i quali, ai sensi del precedente art. 10, comma 1, devono improntare i rapporti tra contribuente e fisco e vanno considerati (analogamente al principio di tutela dell’affidamento, più specificamente contemplato nello stesso art. 10, comma 2) quali diretta applicazione dei principi costituzionali di buon andamento e imparzialità dell’amministrazione (art. 97 Cost.), di capacità contributiva (art. 53) e di uguaglianza, intesa sotto il profilo della ragionevolezza (art. 3), e quindi, in definitiva, come fondamenti dello Stato di diritto e canoni di civiltà giuridica. Pertanto, l’inosservanza del termine dilatorio prescritto dall’art. 12, comma 7, in assenza di qualificate ragioni di urgenza, non può che determinare l’invalidità dell’avviso di accertamento emanato prematuramente, quale effetto del vizio del relativo procedimento, costituito dal non aver messo a disposizione del contribuente l’intero lasso di tempo previsto dalla legge per garantirgli la facoltà di partecipare al procedimento stesso, esprimendo le proprie osservazioni (che l’Ufficio è tenuto a valutare, come la norma prescrive), cioè di attivare, e coltivare, il contraddittorio procedimentale.

La “sanzione” della invalidità dell’atto conclusivo del procedimento, pur non espressamente prevista, deriva ineludibilmente dal sistema ordinamentale, comunitario e nazionale, nel quale la norma opera e, in particolare, dal rilievo che il vizio del procedimento si traduce, nella specie, in una divergenza dal modello normativo di particolare gravità, in considerazione della rilevanza della funzione, di diretta derivazione da principi costituzionali, cui la norma stessa assolve – sopra delineata – e della forza impediente, rispetto al pieno svolgimento di tale funzione, che assume il fatto viziante.

Senza ragioni del controllo non c’è contraddittorio

Sulla base delle conclusioni raggiunte dalle Sezioni Unite pare possibile considerare ulteriori fattispecie previste dal medesimo articolo 12 dello Statuto del Contribuente passibili di applicazione estensiva. Ci si riferisce, in particolare, alla disposizione del comma 2, in base alla quale “Quando viene iniziata la verifica, il contribuente ha diritto di…

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