La verifica è nulla in assenza delle ragioni che l’hanno determinata

di Alessandro Borgoglio

Pubblicato il 10 gennaio 2014

quando viene iniziata la verifica, il contribuente ha diritto di essere informato delle ragioni che l'abbiano giustificata e dell'oggetto che la riguarda: cosa succede se non esiste motivazione sottostante alla verifica in essere?

Il principio del contraddittorio endoprocedimentale, elevato dalle Sezioni Unite a criterio guida delle attività di verifica fiscale, riverbera i suoi effetti non soltanto sulla questione ormai nota dell’accertamento anticipato, oggetto del recente arresto del Supremo Consesso (SS.UU. 18184/2013), ma anche su altri aspetti peculiari dell’attività ispettiva disciplinata dalle norme dello Statuto del Contribuente. È il caso, ad esempio, della disposizione di cui all’articolo 12, comma 2, della legge 212/2000, secondo cui il contribuente, tra l’altro, “ha il diritto di essere informato delle ragioni” che hanno determinato la verifica.



L’accertamento ante tempus ed il contraddittorio

Come ormai noto, le Sezioni Unite si sono definitivamente pronunciate sulla vexataquaestio della legittimità dell’accertamento anticipato, stabilendo sostanzialmente che la violazione dell’articolo 12, comma 7, dello Statuto del Contribuente (legge 212/2000) – in base al quale al soggetto verificato è concessa la facoltà di formulare osservazioni entro sessanta giorni dal rilascio del PVC, e prima del decorso di tale termine, quindi, non può essere emesso l’atto impositivo – comporta la nullità del successivo avviso di accertamento in assenza delle ragioni di motivata urgenza previste dalla norma.

Più precisamente, la Suprema Corte ha osservato che, nell'ambito delle norme statutarie, l’articolo 12 assume una rilevanza del tutto peculiare, in ragione del suo oggetto (Diritti e garanzie del contribuente sottoposto a verifiche fiscali) e delle finalità perse