Le indagini finanziarie si possono estendere ai contribuenti privati

Con la sentenza n. 22514 del 2 ottobre 2013 (ud 12 giugno 2013) la Corte di Cassazione ha legittimato, ancora una volta, l’utilizzo delle indagini finanziarie a tutto campo.
 
IL FATTO
L’Agenzia delle entrate propone ricorso per cassazione avverso la sentenza della CTR del Friuli Venezia Giulia, con la quale, accogliendo l’appello di parte, è stato annullato l’avviso di accertamento emesso relativo all’anno 1997.
Il giudice di merito ha ritenuto che l’acquisizione, da parte della Guardia di finanza, di dati e notizie dei conti bancari intestati al B. quale contribuente in proprio non fosse legittima, sia perchè la relativa autorizzazione riguardava il B. quale presidente del consiglio di amministrazione di due società cooperative a r.l. e, quindi, due soggetti diversi, sia poichè, in generale, la procedura di verifica posta in essere è applicabile ai soli soggetti esercitanti attività d’impresa commerciale, agricola, artistica o professionale.
 
I MOTIVI DI RICORSO DELLE ENTRATE
Con i due motivi di ricorso, con entrambi i quali si denuncia la violazione del D.P.R. n. 600 del 1973, artt. 32, 33 e 38, l’Agenzia delle Entrate formula, rispettivamente, i seguenti quesiti di diritto:
a) “se l’autorizzazione concessa dal Procuratore della Repubblica per l’acquisizione dei conti correnti riconducibili all’amministratore di società di capitali consenta di acquisire dati e notizie utilizzabili direttamente nei confronti di costui, quale contribuente in proprio”;
b) “se l’acquisizione dei conti correnti sia attività di verifica fiscale esperibile nei confronti di tutti i contribuenti e non soltanto dei soggetti esercitanti attività d’impresa commerciale, agricola, artistica o professionale”.
 
LA SENTENZA
Per la Corte Suprema entrambi i motivi sono fondati.
In ordine al primo quesito di diritto, la Corte ritiene correta la posizione dell’Amministrazione finanziaria, “perchè l’autorizzazione all’acquisizione di copia dei conti correnti bancari (nella specie concessa dal Procuratore della Repubblica, pur essendo sufficiente quella del comandante di zona della Guardia di finanza), come è pacifico in causa, concerneva comunque (anche) la persona fisica del B., con conseguente irrilevanza, ai fini della piena utilizzabilità dei dati acquisiti, che detta autorizzazione lo riguardasse in qualità di presidente del consiglio di amministrazione di società di capitali, anzichè quale contribuente in proprio, non derivandone alcuna lesione di diritti costituzionalmente garantiti”.
In ordine al secondo quesito, osserva la Corte che “la limitazione, affermata dal giudice di merito, dell’ambito applicativo della disciplina in esame ai soli soggetti ‘esercitanti attività d’impresa commerciale, agricola, artistica o professionale’ è priva di qualsivoglia riscontro normativo”.
 
Brevi note
La Corte di Cassazione, di recente, con sentenza n. 21132 del 13 ottobre 2011 (ud. del 7 luglio 2011) aveva già affermato che l’utilizzazione dei dati acquisiti presso le aziende di credito non è subordinata alla prova che il contribuente eserciti attività d’impresa o di lavoro autonomo. Se non viene contestata la legittimità dell’acquisizione dei dati risultanti dai conti correnti bancari, i medesimi possono essere utilizzati sia per dimostrare l’esistenza di un’eventuale attività occulta, impresa, arte o professione, sia per quantificare il reddito ricavato da tale attività, incombendo al contribuente l’onere di dimostrare che i movimenti bancari che non trovano giustificazione sulla base delle sue dichiarazioni non sono fiscalmente rilevanti.
Sempre la Corte, con sentenza n. 19692 del 27 settembre 2011 (ud. del 23 giugno 2011), si era soffermata sulla valenza dei versamenti riscontrati in un …

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