La responsabilità personale dell’amministratore di fatto per le sanzioni amministrative tributarie

di Nicola Monfreda

Pubblicato il 8 novembre 2013

le nuove norme in materia di sanzioni amministrative per le violazioni di norme tributarie introducono il principio della personalità della responsabilità in campo amministrativo tributario: il caso dell'amministratore di fatto

Come è ben noto, il D.Lgs. n. 472/1997, contenete le disposizioni generali in materia di sanzioni amministrative per le violazioni di norme tributarie, introduce nello specifico sistema il principio della personalità della responsabilità in campo amministrativo tributario, con conseguente irrogazione della sanzione pecuniaria nei confronti della persona fisica autrice materiale dell’illecito.

Pertanto, in linea generale, vi è la riferibilità della sanzione alla persona fisica autrice o coautrice della violazione; di conseguenza, ai fini sanzionatori tributari non penali vale il medesimo canone ermeneutico già accolto dalla Legge nr. 689/81, in tema di disciplina generale dell’illecito amministrativo.

Il richiamato principio è stato mutuato dal diritto criminale, in forza del quale la responsabilità in ordine alle eventuali violazioni va necessariamente individuata in capo alla persona fisica che si è resa materialmente autrice dell’illecito. Siffatta circostanza impone una precisazione dei tradizionali canoni operativi, tanto da parte di quanti sono preposti alla gestione di soggetti di imposta di natura collettiva, tanto da parte dei componenti degli organi della giustizia tributaria che dei rappresentanti dell'Amministrazione Finanziaria.

Questi ultimi, infatti, non sono tenuti semplicemente ad individuare una condotta integrante l'astratta fattispecie sanzionatoria, ma, per farne derivare de plano le conseguenze afflittive prescritte dall'ordinamento, devono porre in essere un particolare sforzo ermeneutico in modo tale da appurare:

  • il fatto tipico inteso quale condotta umana che abbia cagionato un evento naturalistico o giuridico sussunto a livello di fattispecie sanzionatoria;

  • la sussistenza in capo al soggetto attivo della violazione, delle condizioni di imputabilità e coscienza della condotta;

  • la sussistenza, da parte del medesimo soggetto, di un atteggiamento psicologico che possa essere qualificato come doloso o, quanto meno, colposo;

  • l'assenza di cause fattuali idonee a paralizzare la potestà sanzionatoria.

Per evidenziare le principali differenze rispetto alla disciplina previgente, la sentenza 12 novembre 2001, nr.13998 della Cassazione Civile, Sez.V, ha affermato che l’art.12 della Legge 7 gennaio 1929 nr.4, in riferimento alle infrazioni com