Nuovo redditometro: ecco la nuova prassi di accertamento

L’art. 22 del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78 ha sostanzialmente e proceduralmente modificato la disciplina dell’accertamento sintetico, con riferimento agli accertamenti relativi ai redditi dichiarati per il 2009 e seguenti, superando il previgente impianto normativo, che rimane tuttavia in vigore per i controlli relativi ai periodi d’imposta precedenti. In sintesi, la determinazione sintetica del reddito avviene “mediante la presunzione relativa che tutto quanto è stato speso nel periodo d’imposta sia stato finanziato con redditi del periodo medesimo”. Con la Circolare 31.7.2013, n. 24/E, l’Agenzia delle Entrate ha fornito gli attesi chiarimenti in merito alla nuova disciplina.
È importante, quindi, illustrare, alla luce dei predetti chiarimenti, le fasi e il contenuto dei controlli e degli eventuali accertamenti che scaturiranno dall’attivazione del nuovo accertamento redditometrico.
Il nuovo metodo di ricostruzione del reddito si fonda principalmente sulle “spese certe” e sulle “spese per elementi certi” tenendo conto, per tali ultime tipologie di spese, del cluster familiare e territoriale. Nello specifico, la determinazione del reddito avviene prendendo in considerazione:

le spese “certe”, ovvero quelle desunte dalle banche dati dell’Anagrafe tributaria legate a elementi oggettivi;

le spese “per elementi certi”, legate al possesso di beni la cui disponibilità non è messa in discussione, come i costi per il mantenimento dell’auto;

la quota di incremento patrimoniale attribuibile nell’anno;

la quota di risparmio formatasi nell’anno.

I soggetti che rischiano di essere selezionati dal fisco saranno, ad ogni modo, soltanto coloro che presentano scostamenti significativi, e non i soggetti che versano in situazioni di marginalità economica. Peraltro, in sede di selezione si terrà conto del reddito complessivo dichiarato dalla famiglia, per evitare di intraprendere attività di controllo nei confronti di coloro le cui spese risultano coerenti a livello di reddito familiare.
E’ espressamente riconosciuto a ciascun contribuente, il diritto di provare che le maggiori spese sostenute (rispetto al reddito dichiarato) siano state finanziate con altri mezzi (redditi esenti, soggetti a ritenuta a titolo d’imposta o esclusi dalla base imponibile), ovvero che la relativa provvista finanziaria sia stata offerta da altri soggetti, in particolare dai propri familiari. Al termine della selezione l’Agenzia delle Entrate individuerà il differenziale tra il reddito dichiarato e quello atteso e se quest’ultimo è superiore al 20% potrà inviare agli uffici periferici una lista dei soggetti da sottoporre a controllo. Sul punto, è stato precisato che, il calcolo della predetta franchigia del 20% deve avvenire con riferimento al reddito dichiarato, e non con riferimento al reddito accertato: “se il reddito dichiarato è pari a 100, si può procedere, quindi, all’accertamento qualora il reddito accertabile sia pari almeno a 121 (100 + 20% = 120)”.
Non devono essere considerate, in questa fase, le spese correnti quali, ad esempio, generi alimentari, bevande, abbigliamento, la cui determinazione non avviene in base a effettive rilevazioni, ma sulla base di una spesa media Istat: dette spese, però, potranno essere considerate dal fisco solo in fase di contraddittorio con l’organo di controllo e solo se le informazioni fornite dal contribuente non si rivelassero soddisfacenti, ovvero se il contribuente non si presentasse all’incontro fissato con l’agenzia delle Entrate.
Come appena accennato, l’ufficio centrale (sulla base delle analisi di incompatibilità) attiva gli uffici periferici responsabili per competenza per l’attività di controllo, inviandogli le risultanze della selezione. Detti uffici chiameranno il contribuente (…

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