L’imposta di registro si applica in base all’effettiva natura degli atti

di Francesco Buetto

Pubblicato il 17 settembre 2013

la giurisprudenza di Cassazione è oramai conforme: l'imposta di registro va applicata secondo l'intrinseca natura degli atti e tale disposizione antielusiva non implica il contraddittorio coi contribuenti

Con la sentenza n. 15319 del 19 giugno 2013 (ud. 28 febbraio 2013) la Corte di Cassazione ha confermato che l'imposta di registro va applicata secondo l'intrinseca natura degli atti, senza ritenerla una disposizione antieleusiva che necessita del contraddittorio.

 

IL FATTO

In successione rapidissima il contribuente ha stipulato un contratto di finanziamento in riferimento ad immobili da apportare al Fondo comune di investimento immobiliare speculativo di tipo chiuso di € 563.460.000,00.

La stessa società apportò 23 immobili di tipo industriale (locati) al Fondo immobiliare indicato in precedenza, verso contestuale accollo liberatorio, da parte della società di gestione del Fondo, del finanziamento precedentemente acceso e, altresì, attribuzione di quote di partecipazione al Fondo, del valore di € 46.500.000, che, come da pregressi accordi, furono tutte cedute, nel giro di pochi giorni, ad altri partecipanti al Fondo ed investitori istituzionali qualificati.

All'atto di apporto furono applicate le imposte ipotecaria e catastale in misura fissa.

Sulla base di tali presupposti di fatto l'Amministrazione finanziaria ha ritenuto che l'atto di apporto in oggetto s'inquadrava in una più ampia fattispecie di collegamento negoziale, di cui identificò il dato giuridico reale negli effetti tipici di una vendita immobiliare; e di conseguenza applicò l’art. 20 del D.P.R. n. 131/86 (imposizione in misura proporzionale, nel caso specifico).

La controversia ruota, quindi, intorno al tema dell'applicabilità, all'atto di apporto dell'imposizione in misura fissa, applicabilità che i giudici di merito hanno ritenuto legittimamente negata dall'Agenzia delle Entrate in funzione della qualificazione dell'atto operata, in rapporto alla riscontrata ipotesi di collegamento negoziale, ai sensi delle prescrizioni di cui al D.P.R. n. 131 del 1986, art. 20 e D.Lgs. n. 347 del 1990, art. 13.

 

MOTIVI DELLA DECISIONE

La Corte di Cassazione prende le mosse dal dettato normativo (art. 20, del D.P.R. n. 131/86, richiamato ai fini dell'applicazione delle imposte ipotecaria e catastale dall’art. 13, del D.Lgs. n. 347 del 1990), secondo cui "L'imposta è applicata