Archivio dei rapporti finanziari: i cosiddetti “conti scudati” e il modulo RW

di Vincenzo D'Andò

Pubblicato il 5 settembre 2013

ecco quali sono i nuovi obblighi per gli intermediari finanziari in materia di comunicazione relativa ai rapporti nati a seguito di scudo fiscale; le novità impattano sulle informazioni da inserire nel modello UNICO nel quadro RW

L’Agenzia delle entrate con il provvedimento del 9 agosto 2013 ha fornito precisazioni sulle regole con cui gli intermediari finanziari (es. Banche, Sim, Fiduciarie) devono trasmettere all’Amministrazione finanziaria i dati previsti nella “nuova” comunicazione integrativa annuale dei rapporti finanziari.

In particolare con tale provvedimento l’Agenzia ha precisato che detti obblighi di informativa operano anche relativamente ai conti che hanno fruito dello scudo fiscale.

Come è noto, l’art. 37 del D.L. 223 del 2006 ha introdotto (modificando i commi 7 e 11 dell’art. 7 del D.P.R. 605/1973) l’obbligo per gli operatori finanziari di comunicare all’Anagrafe Tributaria l’esistenza e la natura dei rapporti da essi intrattenuti con la clientela a decorrere dal 1° gennaio 2005 (1).

La comunicazione deve essere effettuata da tutti i seguenti soggetti: banche, Poste Italiane S.p.A., OICR, Fondi di Investimento, SICAV, SGR, società fiduciarie, holding finanziarie, cambiavalute, IMEL, SIM, addetti al commercio in oro, società ed enti di assicurazione ed in generale ogni intermediario finanziario.

Tali obblighi di comunicazione devono essere assolti anche con riferimento ai conti accessi presso gli operatori finanziari a seguito delle operazioni di “scudo fiscale” (ossia della speciale procedura di emersione di attività finanziarie trasferite o detenute all’estero irregolarmente da soggetti fiscalmente residenti in Italia ai sensi delle disposizioni previste prima dal D.L. 350/2001, poi dal D.L. 282/2002 e, infine, dal D.L. 78/2009).

Con la circolare n. 18/E/2007 l’Agenzia delle entrate ha infatti chiarito che tra i rapporti da comunicare all’Archivio sono compresi anche i “conti scudati” e ciò poiché “il regime di riservatezza che contraddistingue tali rapporti non rileva ai fini della comunicazione prevista dall’art. 7, comma 6 del Decreto n. 605/1973, ma può essere eventualmente opposto all’Amministrazione finanziaria all’atto della richiesta di informazioni specifiche circa i contenuti del rapporto.”

Gli operatori finanziari sono dunque tenuti, già da tempo, a comunicare all’Anagrafe tributaria l’esistenza del rapporto anche se “scudato”, senza peraltro dovere fornire evidenza della specifica natura del rapporto medesimo (in sostanza, ad es., una banca o una fiduciaria comunica all’Anagrafe Tributaria che intrattiene un rapporto con un cliente, fornendo all’amministrazione i dati e le informazioni sopra precisate