Affitti dedotti e non pagati: attenzione all’elusione, in particolare nell’ambito familiare

di Roberta De Marchi

Pubblicato il 4 settembre 2013

la Corte di Cassazione ha ritenuto elusiva l’operazione di dedurre i canoni di affitto d'azienda non pagati, quando l'operazione coinvolge società appartenenti al medesimo ambito familiare

Con l’Ordinanza n. 15968 del 25 giugno 2013 (ud. 22 maggio 2013) la Corte di Cassazione ha ritenuto elusiva l’operazione di dedurre gli affitti non pagati, nell’ambito familiare.

 

Il fatto

Il rilievo dell’amministrazione finanziaria (quale sopravvenienza attiva) si poggiava, nei confronti della società conduttrice, sul recupero dei canoni di affitti non versati ma dedotti.

L’Agenzia delle Entrate contestava la sentenza di secondo grado, dove la CTR osservava che, “per le somme non pagate a titolo di canone per l'affitto di azienda al padre dei soci, e cioè G.L., ciò non costituiva una rinuncia ad esso da parte del locatore, ma al più una tolleranza, trattandosi dei figli, e quindi i relativi crediti della società locatrice, e cioè la GLC sas, non potevano essere considerati come proventi per l'affittuaria e soci”.

Le Entrate deducevano violazione di norme di legge, “in quanto la CTR non considerava che la ripresa a tassazione dei canoni di affitto non corrisposti per diversi anni scaturiva dalla evidente finalità dei contribuenti di ricavare solo dei vantaggi fiscali dall'affitto medesimo, tanto che nel relativo contratto del 1994 era espressamente previsto che il ritardo di un solo mese comportava il diritto alla risoluzione del negozio, salvo il risarcimento del danno. Inoltre i locali dell'azienda sono ufficialmente di proprietà della società GLC sas, della quale sono soci soltanto il padre e i due figli, tanto che solo parte dei canoni del 2001 era stata pagata nel 2005, e quindi si trattava di operazioni aventi come unica finalità quella di consentire le deduzioni dei pretesi costi, che in realtà non venivano sopportati, e che invece costituivano ricavi”.

 

I motivi della decisione

Per la Corte il motivo addotto dall’Agenzia delle Entrate è fondato. “E' dato pacifico tra le parti che la proprietà dell'azienda in argomento appartiene alla società GLC sas, di cui è accomandatario