Assoluzione penale: quanto conta nel processo tributario?

Con l’Ordinanza n. 15190 del 18 giugno 2013 (ud 9 maggio 2013) la Corte di Cassazione ha confermato che il giudice tributario non è vincolato dal giudice penale.

 

L’ordinanza

Costituisce principio consolidato quello secondo cui “l’efficacia vincolante del giudicato penale non opera nel processo tributario, poichè in questo, da un lato, vigono limitazioni della prova e, dall’altro, possono valere anche presunzioni inidonee a supportare una pronuncia penale di condanna” (Cass. nn. 6337/2002, 10945/2005, 2499/2006).

E’ stato, altresì, affermato che “In tema di rapporti tra processo penale e processo tributario, anche nella vigenza del D.L. 10 luglio 1982, n. 429, art. 12 (convertito nella L. 7 agosto 1982, n. 516), la sentenza definitiva penale esplicava autorità di giudicato nel processo tributario a condizione che i soggetti nei cui confronti veniva invocata fossero stati messi in condizione di partecipare al giudizio penale, ovvero che sussistesse identità di fatti materiali tra i due processi” (Cass. n.27021/2005).

Si è, pure, precisato che “il Giudice Tributario non può negare in linea di principio che l’accertamento contenuto in una sentenza di proscioglimento possa costituire fonte di prova presuntiva, omettendo di compiere una sua autonoma valutazione degli elementi acquisiti in sede penale” (Cass. n. 17037/2002, n. 19481/2004).

Inoltre, per consolidato orientamento giurisprudenziale “ricorre il vizio di omessa motivazione, quando il giudice di merito ometta di indicare gli elementi da cui ha tratto il proprio convincimento ovvero indichi tali elementi senza una approfondita disamina logica e giuridica, rendendo in tal modo impossibile ogni controllo sull’esattezza e sulla logicità del suo ragionamento” (Cass. n. 1756/2001, n. 890/2006).

Nel caso in questione, il Giudice di appello non si è attenuto a tali consolidati e condivisi principi, “avendo affermato l’efficacia vincolante del giudicato penale nel giudizio tributario, sulla base di un non pertinente richiamo giurisprudenziale, senza, peraltro, verificare la sussistenza dei presupposti richiesti dalle ricordate pronunce ed omettendo di compiere una autonoma valutazione degli elementi acquisiti in sede penale”.

 

Breve analisi giurisprudenziale

Il penale per giocare nel tributario va motivato. Non può, infatti, il giudice recepire acriticamente la sentenza penale, dal momento che vige il principio del doppio binario. Sul punto segnaliamo una serie di pronunce della Corte di Cassazione.

  • Con la sentenza n. 3268 del 2 marzo 2012 (ud. 2 dicembre 2011) la Corte di Cassazione ha confermato che “stantel’evidenziata autonomia del giudizio tributario rispetto a quello penale(perchè nel primo, per un verso, vigono limitazioni della prova – comeil divieto di quella testimoniale D.Lgs. n. 546 del 1992, ex art. 7 –e, per altro verso, possono valere anche presunzioni inidonee afondare una pronuncia penale di condanna), anche l’eventuale giudicatopenale di assoluzione del legale rappresentante della societàcontribuente per insussistenza del reato di esposizione dielementi passivi fittizi mediante utilizzazione di fatture peroperazioni inesistenti, non sarebbe di per sè vincolante nel processotributario (v. tra le altre Cass. n. 19786 del 2011)”.

  • Con la sentenza n. 6624 del 23 marzo 2011 (ud. del 24 febbraio 2011) aveva già confermato l’autonomia e la diversità del giudizio penale da quello tributario. Alla luce del costante indirizzo espresso dalla Corte (sent. n. 3724 del 17/02/2010; sent. n. 2499 del 06/02/2006; sent. n. 10945 del 24/05/2005) “l’efficacia vincolante del giudicato penale non opera nel processo tributario, poichè in questo, da un lato, vigono limitazioni della prova (come il divieto della prova testimoniale) e, dall’altro, possono valere anche presunzioni inidonee a supportare una pronuncia penale di condanna. Il giudice tributario non può limitarsi a rilevare l’esistenza di una sentenza definitiva in materia di reati tributari, estendendone…

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