La capitalizzazione delle spese di ricerca e sviluppo, le novità per l’amministratore di condominio, gli stipendi erogati a cavallo d’anno, processo tributario ed imposta di bollo, ex minimi ed IVA…

di Antonio Gigliotti

Pubblicato il 6 giugno 2013



gli utilissimi pareri del dott. Antonio Gigliotti per orizzontarsi fra i dubbi della vita professionale

QUESITO N. 1: La capitalizzazione dei costi di ricerca & sviluppo

Nel realizzare un progetto innovativo una S.r.l. patrimonializza, nei primi due esercizi di implementazione del progetto, tutti i costi di ricerca e sviluppo relativi a tale progetto come immobilizzazioni immateriali in corso. In particolare, tale progetto dovrebbe portare alla realizzazione di un brevetto. Tuttavia, durante il terzo esercizio si constata l’inadeguatezza del progetto e si decide di abbandonarlo. Quali sono i comportamenti civilistici e fiscali da adottare, con particolare riferimento alla deducibilità IRES.

 

RISPOSTA

In via preliminare si osserva che i costi di ricerca e sviluppo (research and development, R&D) rappresentano gli investimenti effettuati dall’impresa per creare nuovi prodotti o servizi, nuovi processi produttivi e per acquisire nuovi elementi di conoscenza o di informazione utili ai fini dello sviluppo dell’azienda, sia sotto il profilo tecnologico che organizzativo.

Per cercare di delineare l’ambito applicativo dei costi di ricerca e sviluppo, il principio contabile nazionale n. 24 suddivide i costi di ricerca e sviluppo in tre categorie:

  • ricerca di base;

  • ricerca applicata;

  • sviluppo.

 

In particolare, secondo le definizioni fornite dal principio contabile n 24:

1. la ricerca di base è l’insieme di studi, esperimenti, indagini e ricerche che non hanno una finalità definita con precisione, ma che sono da considerarsi di utilità generica all'impresa (a titolo esemplificativo, rientrano tra le spese per la ricerca le spese di aggiornamento professionale, per ricerche di mercato o per corsi di formazione);

2. la ricerca applicata consiste, invece, nell'assieme di studi, esperimenti, indagini e ricerche che si riferiscono direttamente alla possibilità e utilità di realizzare uno specifico progetto;

3. lo sviluppo è l'applicazione dei risultati della ricerca o di altre conoscenze possedute o acquisite in un progetto o programma per la produzione di materiali, strumenti, prodotti, pro- cessi, sistemi o servizi nuovi o sostanzialmente migliorati, prima dell'inizio della produzione commerciale o dell'utilizzazione.

 

Per ciò che riguarda la rilevazione contabile delle spese di ricerca e sviluppo, il principio contabile n. 24 stabilisce che:

  • la ricerca di base rappresenta un costo di periodo, non capitalizzabile, avendo un’utilità di carattere generale non correlata a uno specifico piano o progetto di sviluppo pluriennale;

  • i costi per ricerca applicata e lo sviluppo, invece, possono essere iscritti (facoltà) tra le immobilizzazioni immateriali, in presenza delle condizioni richieste dal principio contabile n. 24.

 

Da un punto di vista fiscale, la perdita derivante dal mancato raggiungimento di un risultato economicamente apprezzabile potrà essere dedotta per intero nell’esercizio in cui si manifesterà l’insuccesso dell’attività di ricerca svolta, ai sensi dell’art. 101, comma 4, Tuir, trattandosi di un costo di natura certa, deducibile secondo i principi generali della competenza, dell’inerenza, della correlazione e della preventiva imputazione dei componenti negativi del reddito d’impresa, così come previsto dall’art. 109 Tuir.

 

QUESITO N. 2:Riforma del condominio e amministratore

Con la riforma del condominio anche una società cooperativa può svolgere l’attività di amministratore di condominio?

 

RISPOSTA

L’articolo 1129 del Codice Civile è stato modificato dalla riforma del condominio, in particolare stabilisce che contestualmente all’accettazione della nomina, e a ogni rinnovo dell’incarico, l’amministratore comunica i propri dati anagrafici e professionali, il codice fiscale, o se si tratta di società anche la sede legale e la denominazione, il locale dove si trovano i registri di cui ai numeri 6 e 7 dell’articolo 1130 del Codice Civile, nonché i giorni e le ore in cui ogni interessato, previa richiesta all’amministratore, può prendere gratuitamente visione e ottenere (previo rimborso) una copia da lui formata.

Secondo il tenore letterale della norma, è evidente che viene prevista anche la possibilità che, come amministratore di condominio possa essere nominata una persona giuridica e in particolare una società, e da qui si ritiene anche una società cooperativa.

Una conferma in tal senso ci giunge dalla giurisprudenza sulla disciplina del condominio oggi riformata, la quale riconosce che l’incarico di amministratore del condominio può essere conferito oltre che a una persona fisica anche a una persona giuridica, nella specie una società di capitali, tenuto conto che la persona giuridica non ha limitazioni di capacità, se non nei casi tassativamente previsti dalla legge. Anche la società è in grado di offrire, quanto all’adempimento delle relative obbligazioni e all’imputazione della conseguente responsabilità, un grado di affidabilità pari a quello della persona fisica (Cassazione Civile sentenza n. 1406 del 23 gennaio 2007).

 

QUESITO N. 3:Stipendi erogati a cavallo d’anno

Una società ha corrisposto gli stipendi ai dipendenti relativi al 2012 in data 16 gennaio. Si chiede come debbano essere trattati fiscalmente?

 

RISPOSTA

Per la determinazione dei redditi di lavoro dipendente (e assimilati), l'articolo 51, comma 1, del Tuir consente di considerare percepiti in un anno anche le somme in genere corrisposte entro il 12 gennaio dell'anno successivo se riferiti all'anno precedente. Per la deducibilità del compenso in capo all’impresa bisogna fare una distinzione tra il compenso erogato all’amministratore e quello erogato a un dipendente.

Per la società erogante, il compenso degli amministratori dal punto di vista contabile concorre alla formazione del bilancio e del risultato di esercizio secondo il principio di competenza economica, mentre dal punto di vista fiscale, invece, i compensi degli amministratori sono deducibili nell'esercizio in cui sono corrisposti (principio di cassa). L’articolo 95, comma 5, del D.P.R. n. 917/1986 (TUIR) dispone infatti che “i compensi spettanti agli amministratori delle società, sono deducibili nell’esercizio in cui sono corrisposti”.

Come affermato dall’Agenzia delle Entrate nella Circolare 18.6.2001, n. 57/E, la finalità del citato art. 95 è quello di: “far coincidere il periodo d’imposta in cui i compensi sono assoggettati a tassazione in capo all’amministratore con quello in cui gli stessi sono dedotti dal reddito dell’erogante”.

Quindi, per mantenere la simmetria tra l’anno di tassazione per l’amministratore e l’anno di deducibilità per il committente, è riconosciuta anche alla società l’applicazione del principio di cassa “allargato”, in modo tale che i compensi corrisposti entro il 12.1 siano deducibili nell’anno precedente se relativi a prestazioni rese in tale periodo. I compensi degli amministratori erogati dopo il 12.1 sono inoltre deducibili dal reddito dell’anno in corso anche se riferiti a prestazioni rese nell’anno precedente. Per quanto riguarda i compensi di lavoro dipendente e assimilato corrisposti ai dipendenti o ai collaboratori la deducibilità segue sempre il criterio della competenza. Le retribuzioni degli stessi saranno quindi deducibili nel periodo d’imposta precedente anche se saranno corrisposte tra l’1 e il 12 gennaio oppure anche successivamente al 12 gennaio. Per il caso indicato nel quesito, quando per la società saranno costi deducibili nel 2012.

 

QUESITO N. 4: Processo tributario - delega ad altro difensore - imposta di bollo

Gli Uffici di Segreteria delle Commissione Tributarie possono richiedere il pagamento dell’imposta di bollo per le deleghe conferite ad altri difensori per la partecipazione all’udienza pubblica?

 

RISPOSTA

L’introduzione nel contenzioso tributario del contributo unificato in luogo dell’imposta di bollo deve fare escludere che quest’ultima sia dovuta per gli atti del processo, tra i quali, appunto, la delega al difensore.

Che la delega sia esente da imposta di bollo è circostanza confermata anche dall’Agenzia delle Entrate, nella circolare n. 1/E del 15 febbraio 2013.

Ai sensi dell’art. 18 del D.P.R. n. 115 del 2002 (TUSG – “Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia”) l’imposta di bollo non si applica: Agli atti e provvedimenti del processo penale, con la esclusione dei certificati penali, non si applica l'imposta di bollo. L'imposta di bollo non si applica altresì agli atti e provvedimenti del processo civile, compresa la procedura concorsuale e di volontaria giurisdizione, del processo amministrativo e nel processo tributario, soggetti al contributo unificato. L'imposta di bollo non si applica, inoltre, alle copie autentiche, comprese quelle esecutive, degli atti e dei provvedimenti, purché richieste dalle parti processuali. Atti e provvedimenti del processo sono tutti gli atti processuali, inclusi quelli antecedenti, necessari o funzionali”.

Con la circolare n. 70/E del 14 agosto 2002, è stato chiarito che deve intendersi:

  • per atti antecedenti, quelli che precedono in senso logico il procedimento stesso. L'antecedenza, però, non deve essere interpretata nel senso puramente cronologico, quanto, piuttosto, nel suo rapporto di funzionalità o di necessarietà;

  • per atti necessari, gli atti e i provvedimenti indispensabili per l'esistenza di quelli strettamente procedimentali, anche se non hanno la stessa natura di questi ultimi perché non fanno parte del procedimento giurisdizionale (criterio della necessità);

  • per atti funzionali, quelli posti in essere in dipendenza o al fine di ottenere un atto o provvedimento del procedimento giurisdizionale, ovvero, più genericamente, in vista degli stessi, anche se la loro esistenza non è condizione necessaria di procedibilità (criterio teleologico).

Alla luce di quanto sopra, l’Agenzia fiscale è giunta alla conclusione che anche la delega rilasciata ad altro difensore, ai fini della partecipazione all’udienza pubblica, è esente da imposta di bollo, in quanto si tratta di un atto “funzionale” al processo tributario.

Deve quindi ritenersi illegittima qualsiasi posizione di segno contrario assunta dalle Segreterie delle Commissioni.

 

QUESITO N. 5: Minimi rettifica Iva

Un contribuente che dal 2012 non può più applicare il regime dei minimi ha provveduto alla rettifica dell'Iva sull'acquisto dei solo beni (di magazzino) non ancora ceduti o non ancora utilizzati a fine 2011. Nel 2009 in sede di entrata nel regime senza IVA (codice tributo 6497) ha provveduto a rateizzare l'importo della rettifica in sede di entrata. Si chiede se il contribuente possa effettuare una compensazione tra l’Iva a favore e l’Iva a sfavore derivante dalle due rettifiche.

 

RISPOSTA

I soggetti che adottano a decorrere dal 2012 il regime ordinario possono, ai sensi dell’art. 19-bis 2, comma 3, D.P.R. n. 633/72, in considerazione del mutato regime di detrazione dell’IVA a credito, effettuare la rettifica della detrazione con riferimento a tutti i beni e servizi non ancora ceduti o non ancora utilizzati, esistenti al 31.12.2011. Si tratta infatti di rendere detraibile l’IVA non detratta durante il regime dei minimi che, a seguito del passaggio al regime IVA ordinario, diviene detraibile. Pertanto, così come nel momento dell’ingresso nel regime dei minimi è richiesto il versamento della rettifica della detrazione, la fuoriuscita ne comporta la rettifica a credito dell’IVA non detratta in relazione ai beni non ancora ceduti o utilizzati al 31.12.2011. L’Agenzia delle Entrate nella Circolare 21.12.2007, n. 73/E, dopo aver specificato che “l'applicazione del regime dei contribuenti minimi comporta la rettifica dell'Iva già detratta negli anni in cui si è applicato il regime ordinario, ai sensi dell'art. 19-bis2 del dPR n. 633 del 1972” e che “l’IVA relativa a beni e servizi non ancora ceduti o non ancora utilizzati deve essere rettificata in un’unica soluzione, senza attendere il materiale impiego degli stessi”, ha infatti precisato che: “Analoga rettifica va effettuata quando il contribuente transita, per legge o opzione, nel regime ordinario dell'Iva. In tal caso, le residue rate sono computate nel primo versamento periodico successivo alla fuoriuscita al netto di tale rettifica.”

La rettifica a favore del contribuente dovrà essere indicata nella Dichiarazione Iva. Si tratta della Dichiarazione Iva 2013 periodo d’imposta 2012. Tale casella è indicata al rigo VF56.

Le istruzioni confermano che il credito Iva derivante dalla rettifica a favore del contribuente può essere compensato anche con i quinti della rettifica a sfavore che il contribuente minimo ha determinato al momento dell’accesso. Secondo quanto previsto dalle istruzioni alla Dichiarazione Iva, infatti, nel rigo VF 56 si deve indicare “la rettifica della detrazione al netto della parte eventualmente già utilizzata in diminuzione delle rate ancora dovute per la rettifica d’ingresso al regime”. Il contribuente indicato nel quesito potrà quindi procedere con la compensazione delle due variazioni effettuate.

 

Abbiamo elaborato un foglio di calcolo per calcolare la rettifica IVA degli ex contribuenti minimi...

 

6 giugno 2013

Antonio Gigliotti