Società cessate, ma debiti sopravvissuti: ecco come ne rispondono i soci

di Francesco Buetto

Pubblicato il 13 aprile 2013

il punto sulla disciplina delle società cessate e cancellate dal registro imprese che hanno debiti ancora da onorare: ecco qual'è il regime di responsabilità dei soci

Con la sentenza n.6070 del 12 marzo 2013, la Corte di Cassazione, a SS.UU., ha indicato le linee che contribuenti e uffici devono seguire nei casi di cancellazione delle società dal registro delle imprese.

 

IL PRONUNCIAMENTO

In apertura, la Corte di Cassazione a SS.UU. prende atto delle sentenze nn. 4060, 4061 e 4062 del 2010, ove è stato affermato che la cancellazione di una società di capitali dal registro delle imprese, che nel precedente regime normativo si riteneva non valesse a provocare l'estinzione dell'ente, qualora non tutti i rapporti giuridici ad esso facenti capo fossero stati definiti, è ora invece da considerarsi produttiva di quest’effetto estintivo. Per ragioni di ordine sistematico, la stessa regola è applicabile anche alla cancellazione volontaria delle società di persone dal registro, quantunque tali società non siano direttamente interessate dalla nuova disposizione del menzionato art. 2495 c.c. e sia rimasto per loro in vigore l'invariato disposto dell'art. 2312 (integrato, per le società in accomandita semplice, dal successivo art. 2324 c.c.).

Dalla lettura della sentenza emessa emerge che:

  • con l'estinzione della società derivante dalla sua volontaria cancellazione dal registro delle imprese, non si estinguono anche i debiti ancora insoddisfatti che ad essa facevano capo;

  • la volontaria estinzione dell'ente collettivo non comporta la cessazione della materia del contendere nei giudizi contro di esso pendenti per l'accertamento di debiti sociali tuttora insoddisfatti, in quanto ciò significherebbe imporre un ingiustificato sacrificio del diritto dei creditori;

  • i debiti insoddisfatti che la società aveva nei riguardi dei terzi si trasferiscono “in capo a dei successori e …