L'avviso di accertamento non firmato è nullo

L’avviso di accertamento emesso dall’Agenzia delle Entrate privo della valida sottoscrizione è da ritenersi nullo; è quanto affermato dalla Corte Suprema di Cassazione, con l’ordinanza numero 17400, del 11 ottobre 2012.

La vicenda trae origine dal fatto che la Commissione tributaria regionale aveva rigettato l’appello dell’Agenzia delle Entrate, confermando la sentenza della CTP, in merito all’annullamento degli avvisi di accertamento per IRPEF-IRAP-IVA relativi agli anni 2002-2003, perché gli atti erano stati notificati privi della valida sottoscrizione ai sensi dell’art. 42 del DPR n. 600/1973.

Occorre preliminarmente evidenziare che secondo la comune definizione, l’atto amministrativo è una manifestazione concreta di volontà di un organo della Pubblica Amministrazione che agisce per finalità amministrative, in quanto capace di produrre effetti giuridici. La Pubblica Amministrazione, come ente che personifica e rappresenta gli interessi della collettività, ha per suo compito essenziale quello di agire per la soddisfazione di tali interessi. Ogni atto amministrativo, dunque, sia esso completamente vincolato dalle norme giuridiche o contenente elementi di ampia discrezionalità, deve essere diretto a soddisfare l’interesse pubblico nel modo migliore, in relazione alle circostanze sulle quali interviene. Le norme che vincolano l’attività giuridica dell’Amministrazione, considerate dal punto di vista dell’atto giuridico, in cui quell’attività di volta in volta si concreta, stabiliscono dei requisiti cui l’atto deve attenersi. L’esistenza di un atto amministrativo esige, dunque, la presenza dei suoi requisiti essenziali: in difetto anche di uno solo di questi l’atto è nullo, come è nullo il contratto cui manchino i requisiti indicati dall’art. 1325 del codice civile.

Detti requisiti essenziali sono tre:

1) la provenienza dalla Pubblica Amministrazione (requisito soggettivo);

2) l’eseguibilità, cioè l’attitudine, anche solo materiale, a produrre degli effetti (requisito oggettivo);

3) la perfezione, cioè il compimento dell’intero procedimento della sua formazione (requisito formale).

La violazione di legge è un vizio che deve essere assunto in senso assai più ristretto di quello che la sua denominazione potrebbe far intendere, essendo chiaro che, anche l’incompetenza e l’eccesso di potere, sono, in senso ampio, violazioni di norme giuridiche. L’espressione “violazione di legge”, riferita agli atti amministrativi, indica in linea generale l’inosservanza delle norme che concernono il procedimento di emanazione e la forma degli atti amministrativi; cosicché questo tipo di vizio può avere manifestazioni assai diverse in uno stesso atto amministrativo, e da un atto amministrativo ad un altro, a seconda dell’inosservanza delle norme giuridiche che regolano quella particolare azione amministrativa.

Il provvedimento amministrativo è nullo, quando manca di elementi essenziali, quando è viziato da difetto assoluto di attribuzione, quando è adottato in violazione o elusione del giudicato, e negli altri casi espressamente previsti dalla legge; è annullabile, se adottato in violazione della legge o viziato da eccesso di potere, ma non è annullabile quando sia palese, per la natura vincolata del provvedimento, che il suo contenuto non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato.

L’art. 42 del DPR 29 settembre 1973, n. 600, prevede, al comma 1, che “Gli accertamenti in rettifica e gli accertamenti d’ufficio sono portati a conoscenza dei contribuenti mediante la notificazione di avvisi sottoscritti dal capo dell’ufficio o da altro impiegato della carriera direttiva da lui delegato”. Il successivo comma 3 prevede, inoltre, che “L’accertamento è nullo se l’avviso non reca la sottoscrizione…”. Occorre, pertanto, verificare quali effetti produce l’inosservanza di tale disposizione normativa. La sottoscrizione da parte di un soggetto non validamente ed efficacemente delegato, è stato ribadito dalla giurisprudenza…

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